Sub-Regional Conference on Female Genital Mutilation, "Towards a political and religious consensus against FGM" - Media Coverage

Il Foglio - Djibouti, 2-3 February 2005

Il Foglio
04 febbraio 2005

  • IMAM IN FUGA PER LA RIVOLTA DANZANTE DELLE DONNE DELL'ISLAM
    Gibuti. Le donne dell’islam si ribellano agli imam e gli imam indietreggiano. E’ questo l’esito imprevisto della Conferenza di Gibuti contro le mutilazioni genitali femminili (Fgm) organizzata dall’ong radicale “Non C’è Pace Senza Giustizia” (Npsg). Alla ricerca di “un consenso politico e religioso sull’abbandono” di sunna, escissione e infibulazione, si sono ritrovati governi, società civile e, per la prima volta, autorità islamiche del Corno d’Africa, dell’Egitto e del Kenya. Il consenso non si è trovato tra gli Ulema, che hanno chiesto di “mantenere la sunna (l’asportazione del prepuzio della clitoride) a condizione che siano chirurghi e specialisti a procedere a questa pratica”. Emma Bonino è salita sul palco con quattrocento donne, ha cominciato a protestare – un coro di “no” per alcuni minuti – fino a quando il ministro gibutino degli Affari musulmani, Mogueh Dirir Satar, non è stato costretto alla marcia indietro: “In nome di Allah, dio misericordioso, questa richiesta è cancellata”. Ed è stata una festa di canti e abbracci, con gli Ulema progressisti al fianco delle donne, mentre i conservatori lasciavano la sala. Le Mgf non sono un’esclusiva del mondo islamico: la maggior parte dei paesi musulmani non conosce questa pratica. Governi e ong si scontrano con la persistente convinzione degli imam locali che sia il Corano a imporle. “E’ necessario porre fine all’epoca dell’ignoranza e dell’impunità”, in cui prevalgono “i tentativi di
    giustificare le Mgf attraverso la religione”, ha detto Emma Bonino aprendo i lavori. Il protocollo di Maputo sui diritti delle donne, all’articolo cinque, vieta le Mgf, ma per entrare in vigore deve essere ratificato ancora da sei paesi. I governi di Kenya e Uganda, dopo un’analoga conferenza di Npsg, hanno cominciato a condividere strumenti e soluzioni. A Gibuti, il presidente ha definito “inammissibili tutte queste pratiche” ed è in corso una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. In Egitto, il governo cerca “di rompere il tabù”, come dice Moushira Khattab, a capo del Consiglio nazionale per l’Infanzia.
    Il dibattito tra i religiosi è più controverso. Kadra Mahmoud Haid, prima donna gibutina, dice che “le mutilazioni genitali derivano dal declino della civilizzazione, ma sono contrarie al contesto islamico”. Secondo Mohamed Salim al Awwa, professore di diritto islamico all università di al Ahzar del Cairo, “l’escissione delle bambine è una aggressione fisica, condannabile dalla legge e dalla sharia”. Ismail El Deftar, numero due di Mohamed Tantawi, rettore di al Ahzar, dice che “l’Islam ha espressamente vietato di mutilare un organo di un essere umano”, ma “gli Ulema considerano la pratica lecita a condizione che non mettano in pericolo la salute della donna”. Mohamed Othman Darwish, consulente di al Ahzar, spiega: “Le Mgf non sono vietate dal Corano”. Da qui la richiesta di considerare l’infibulazione – la più cruenta – contraria all’islam, perché “nuoce alla donna”, ma legittimare la sunna. Anche Mohamed Khayat, consulente dell’Organizzazione mondiale della salute, condivide questa tesi, perché punta alla riduzione del danno. “E’ una gran balla, la sunna provoca danni enormi”, replica al Foglio Carlo Astini, chirurgo all’ospedale italiano di Gibouti. Si tratta del “pericoloso gradualismo dell’Oms”, dice Bonino, soltanto che “a forza di essere graduali, dopo vent’ anni siamo ancora allo stesso punto”. Il Muftì generale di Eritrea, Alamin Usman, ritiene che “sulla base dei progressi scientifici si potrà dire se la pratica è legittima”. Ali Al Dhambri, dell’Università islamica di Aden, invoca “un rinascimento islamico”, perché oggi “le donne sono mutilate in tutto, non soltanto fisicamente”. Ali Hashim Elsaray, del Consiglio degli Ulema del Sudan, ricorda che “il profeta aveva quattro figlie e non le ha mai escisse”. “Qualsiasi mutilazione è illegittima – ci dice Elsaray – Non si deve toccare un dono di Allah”. Lo stesso vale anche “per il piacere sessuale delle donne”. Per Elsaray “l’islam è venuto per riformare le pratiche negative che lo precedevano”, comprese le Mgf. Non tutti gli Ulema ne sono convinti, ma “se venisse provato che c’è un pregiudizio – assicura El Deftar – quello che è lecito oggi potrebbe non esserlo domani. Anche grazie a una fatwa”.