Del fenomeno delle mutilazioni genitali femminili si parla sempre più spesso anche in Europa, dove le comunità di immigrati provenienti dai paesi a tradizione escissoria sono in crescita e i governi si trovano a dover attuare strategie per il contrasto e la prevenzione di questa pratica tradizionale. In data 9 ottobre, un quotidiano finlandese e uno danese parlano, sotto fronti diversi, di mutilazioni. Un segnale chiaro che anche l'Europa dovrà presto trovare delle linee guida per fare fronte al fenomeno senza trovarsi impreparata.
Il quotidiano on-line YLE riporta infatti la richiesta di un gruppo di ONG che il governo vengano predisponga delle linee guida per la prevenzione delle mutilazioni genitali femminili.
Benchè il governo ritenga ufficialmente che le MGF non vengano praticate sul territorio finlandese, tuttavia diverse istituzioni medico-sanitarie e organizzazioni non governative affermano che famiglie di immigrati sottopongono ancora le proprie bambine alla pratica, facendole ritornare brevemente in Africa proprio a tale scopo.
A tale proposito Kari Tolvanen della sezione criminale della polizia finlandese riferisce di avere elementi a sostegno di questa ipotesi, ma afferma che è difficile renderle concretamente materia utile per avviare un indagine preliminare ad un eventuale processo.
Le ONG finlandesi chiedono un adeguamento della normativa nazionale e l’adozione di programmi d’azione che si ispirino a quelli già in atto in Svezia, Norvegia e Olanda.
Le ONG si sono rivolte con un appello al ministro della Salute Paula Risikko, che ha promesso di analizzare se effettivamente la Finlandia ha la necessità di adottare un piano nazionale per la prevenzione delle MGF che si accordi con quanto previsto dalla legge sulle MGF che le criminalizza.
Il giornale danese Politichen, riporta invece la notizia del processo ai genitori di origine sudanese di due bambine che sono state portate nel paese d’origine per essere infibulate.
In Danimarca vi è una legge che proibisce le FGM, e il Procuratore che segue il caso ha chiesto la condanna a quattro anni di prigione per i genitori delle bambine.
La famiglia vive in Danimarca, dove la legge è in vigore dal 2003. Si tratta del primo caso di questo tipo giunto in giudizio.
L’avvocato difensore risponde affermando che la reazione da parte dello stato è stata spropositata, perché la pratica delle mgf non può essere considerata come un atto di malvagità, bensì come un atto di ignoranza.
I servizi sociali danesi temono che anche la terza figlia, dell'età di cinque anni, venga portata in Sudan per essere mutilata. La polizia potrebbe quindi sottrarre alla patria potestà dei genitori la bambina.
Leggi gli articoli:
YLE, 9 October 2008
Politiken, 1 October 2008