Dalle colonne dell’Herald Tribune e del Financial Times, due opinioni a confronto sui dieci anni dello Statuto della Corte Penale Internazionale. Dall’HT Richard Dicker di Human Rights Watch afferma che il percorso per ottenere una pace duratura non possa prescindere dall’attribuzione delle responsabilità per gravi crimini, mentre dal FT l’editoralista Gideon Rachman ritiene che l’esigenza pur legittima di giustizia possa mettere a repentaglio i difficili negoziati di pace nelle zone di conflitto.
I due articoli compaiono alla vigilia del decimo anniversario dell’adozione dello Statuto della Corte Penale Internazionale, che cadrà il prossimo 17 luglio, ed affrontano un aspetto che viene spesso sollevato in diversi contesti di dibattito e bilancio del lavoro della Corte. Benchè alcune critiche nei confronti di questo organo di giustizia penale internazionale non siano infondate, come in particolare i tempi troppo lunghi per arrivare ai processi, tuttavia lo Statuto di Roma incarna una delle conquiste più alte della società moderna: quella di porre la fine dell’impunità per i responsabili di crimini efferati al di sopra della real politik dei rapporti tra Stati.
Esso è uno dei testi più avanzati nell’ambito del diritto internazionale, poiché incorpora tutte le garanzie del giusto processo, dei diritti fondamentali delle vittime e degli accusati, di umanizzazione delle pene, escludendo peraltro l’applicabilità della pena di morte.
Non c’è Pace Senza Giustizia è nata ponendosi l’obiettivo di giungere all’istituzione della Corte e di garantire così un percorso di verità e giustizia nelle situazioni di conflitto e di violazione del diritto internazionale. Nel corso di questi quindici anni di attività politica, NPSG ha organizzato oltre trenta incontri e conferenze in ogni regione del mondo, in collaborazione con i governi e la società civile, per ottenere il più alto numero di adesioni alla Corte Penale Internazionale.
Leggi gli articoli:
Richard Dicker, International Herald Tribune, 4 luglio 2008
Gideon Rachman, Financial Times, 7 luglio 2008