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Processo Karadzic, che sia esemplare

Gianfranco Dell’alba*, L’Opinione, edizione 153 del 23-07-2008
L’arresto di Karadzic, la mente del massacro di Srebrenica sfuggito alla procura del Tribunale ad hoc per i crimini internazionali della ex Jugoslavia sin dal 1995, avviene in un momento importante per la giustizia internazionale e per quelle istituzioni create per affermare il principio che non può esservi impunità per chi si è macchiato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. I tredici anni di latitanza di uno dei più spietati criminali del nostro tempo si concludono a pochi giorni dal decimo anniversario dell’adozione dello Statuto della Corte Penale Internazionale, ma anche a pochi giorni dall’arresto dell’ex vice presidente congolese Jean Pierre Bemba, avvenuto in Belgio, e dalla richiesta di un mandato di cattura per il Presidente in carica del Sudan Omar Al-Bashir, accusato dal Procuratore della Corte dell’Aja di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità.

La notizia dell’arresto di Karadzic è per noi motivo di soddisfazione particolare poiché, fin dal 1993, il Partito Radicale e Non c’è Pace Senza Giustizia, che in quell’anno è stata fondata proprio allo scopo di promuovere l’immediata costituzione del Tribunale ad hoc per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia e poi l’istituzione di una Corte Penale Internazionale permanente, hanno manifestato e fatto pressione verso i governi dell’Unione Europea affinché si agisse in modo fermo nei confronti dell’allora regime di Belgrado, raccogliendo oltre 200.000 firme in calce ad un appello che chiedeva l’incriminazione del Presidente Slobodan Milosevic. Grazie a questa mobilitazione, la comunità internazionale e l’Unione Europea in particolare, non ha ceduto al compromesso della ricerca di una via alternativa alla giustizia per garantire una stabilità incerta. La posta in gioco era così importante da moltiplicare le energie di coloro che credevano che una pace sostenibile non potesse essere ottenuta attraverso trattative o compromessi che garantiscono l’impunità ai violatori dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale. Ha prevalso la consapevolezza del fatto che è proprio la cultura dell’impunità - creando un circolo vizioso di violenza e vendetta - che genera prima o poi nuove guerre, nuove “catastrofi umanitarie”.

L’istituzione del Tribunale ad hoc incaricato di giudicare e punire i crimini commessi nel territorio della ex Jugoslavia ha quindi creato le premesse per l’affermarsi, in particolari circostanze, del “diritto d’ingerenza giudiziaria” ed è stato una prima tappa fondamentale per realizzare quella giurisdizione internazionale che potesse fungere da “ultimo appello” per le vittime delle più gravi violazioni del diritto umanitario internazionale. Noi siamo tra quelli che considerano l’istituzione della Corte Penale Internazionale come un avvenimento di portata storica nella lotta contro l’impunità per tutti quei “signori della guerra”, come Karadzic, che contavano sui meccanismi oscuri della real-politik per farla franca. Occorre ora che il governo di Belgrado assicuri la pronta consegna di Karadzic ai giudici del Tribunale dell’Aja e che il suo processo possa essere esemplare per i tanti criminali ancora in libertà, ben sapendo che diversamente da quello appena iniziato a Baghdad e che vede sul banco degli imputati, tra gli altri, Tareq Aziz, quello di Karadzic avverrà con tutte le garanzie processuali e si concluderà, nonostante la gravità estrema dei crimini commessi, senza esecuzione capitale. Ma occorre anche fare il possibile affinché Ratko Mladic, l’esecutore materiale della vera e propria operazione di pulizia etnica concepita da Milosevic e Karadzic e altro latitante ancora ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aja, sia anch’egli catturato e assicurato alla giustizia internazionale, e che lo stesso possa avvenire per tutti gli altri responsabili politici o esecutori materiale colpiti da mandati d’arresto spiccati dalla Corte Penale Internazionale.

*Segretario Generale di “Non c’è pace senza giustizia” ed euro deputato radicale dal 1994 al 2004