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Un romanzo giallo per 20,000 bambine a rischio di mutilazione

La famosa scrittrice Ruth Rendell, uscirà alla fine del mese con un romanzo poliziesco che parte da un delitto per svelarne 20,000 non ancora effettuati. L’ispettore capo Reginald Wexford, personaggio entrato oramai nell’immaginario popolare britannico consegnando alla Rendell l’appellativo di regina del crimine, nel risolvere uno dei suoi casi si ritrova faccia a faccia con un crimine non ancora commesso: l’imminente mutilazione di una bambina di cinque anni.
 
Ruth Rendel è la madrina del “FGM National Clinical Group all’Elisabeth Garrett Anderson Hospital”, e da anni porta avanti campagne per l’abbandono delle MGF. Ogni anno in Gran Bretagna, racconta la Rendell in un intervista al Telegraph, oltre 20.000 bambine sono a rischio di FGM. “Le cose sono certamente migliorate dal 1985, anno in cui si votò il Female Circumcision Act, che rese la pratica illegale nel nostro paese. Nel tempo però il provvedimento si è dimostrato inefficace, e ci siamo dunque mobilitate per il Female Genital Mutilation Act 2003, che rende illegale portare una bambina al di fuori del paese per praticare la mutilazione altrove”.
 
Il genere del poliziesco ben si lega alla pratica delle mutilazioni genitali, che nelle grandi metropoli europee vengono quotidianamente effettuate nel silenzio delle mura domestiche, dove “scovare” gli attori di tale atrocità si rivela spesso un impresa degna di un detective. È proprio questa segretezza, spiega l’autrice, che rende difficile fare una stima del problema e riuscire a denunciare chi pratica le mutilazioni.
 
Oltre alla segretezza, è anche il desiderio di conformarsi alla comunità di appartenenza che spinge le donne, all’estero ancor più che nel proprio paese di origine, a subire la mutilazione come segno di appartenenza e adeguatezza.
 
Il rispetto delle tradizioni altrui viene spesso sbandierato come stendardo per evitare un giudizio severo su tale pratica ma “i diritti delle donne sono più importanti dei loro diritti etnici”, osserva la Rendell, ed “è nostro dovere rispettare le persone stesse, i loro sentimenti, le loro emozioni”, piuttosto che nascondersi dietro la giustificazione ipocrita del rispetto di una tradizione.
 
Non c’è Pace Senza Giustizia, nell’ambito del programma per il contrasto e l’abbandono delle MGF che conduce insieme a UNICEF e AIDOS, pubblicherà a ottobre prossimo uno studio globale sulle leggi contro questa pratica tradizionale. Il testo verrà distribuito ai parlamentari dei paesi dell’Unione Africana affinchè tutti i paesi membri ratifichino il Protocollo di Maputo sui Diritti delle Donne e adeguino le proprie leggi nazionali secondo quanto previsto dal Protocollo stesso.
 
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Telegraph, 7 July 2008