Kenia: il ritiro dalla CPI è un pericoloso successo per l'impunità

Bruxelles-Roma-New York, 5 settembre 2013

 
In una sessione di emergenza convocata oggi, l'Assemblea nazionale del Kenya ha approvato una mozione per introdurre un disegno di legge, da approvare entro i prossimi 30 giorni, che annulli l'adesione del paese alla Corte penale Internazionale (CPI). I membri della Coalizione di opposizione per le Riforme e la Democrazia (CORD), guidata dall'ex Primo Ministro Raila Odinga, hanno abbandonato l'aula in segno di protesta alla mozione, presentata dal leader della maggioranza Adan Duale.
Il voto arriva a pochi giorni di distanza dal processo contro William Ruto, Vice Presidente keniota, e Joshua Arap Sang, che inizierà a L'Aja su tre capi di imputazione per crimini contro l'umanità durante le violenze post-elettorali 2007-2008, che hanno causato 1,100 morti ed oltre 600 mila sfollati. Quanto al Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta, il suo processo, che affronta cinque accuse di crimini contro l'umanità tra cui omicidio, stupro, persecuzione, deportazione e altre azioni disumane, dovrebbe iniziare il 12 novembre 2013. Un ritiro effettivo dalla CPI richiede la presentazione di una notifica formale al Segretario Generale dell'ONU: tale notifica entra in vigore un anno dopo la sua ricezione, a meno che una data successiva sia specificata nell'accordo.
 
Dichiarazione di Alison Smith, Consigliere Legale di Non c'è Pace Senza Giustizia:

“Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT) condannano fermamente la decisione del Parlamento del Kenya di scegliere la via dell'impunità, sostenendo la proposta del Governo di ritirarsi dallo Statuto della Corte Penale Internazionale (CPI). 

"Questa decisione rappresenta un ulteriore tentativo ignobile e vergognoso da parte delle autorità del Kenya per proteggere i loro leader, chiamati a rispondere delle violazioni dei diritti umani commesse. Essa è inoltre un insulto per le centinaia di migliaia di cittadini kenioti che hanno perso la vita o le proprie abitazioni durante le violenze post-elettorali che hanno scosso il paese tra il 2007 ed il 2008.

"Come se non bastasse, il ritiro del Kenia dallo Statuto di Roma non deresponsabilizzerà il paese in relazione all'obbligo di indagini o procedimenti esistenti già svolti dalla Corte. In altre parole, esso non inciderà nei processi attualmente in corso contro il Vice Presidente William Ruto e il presidente Uhuru Kenyatta. Nondimeno, un abbandono della CPI toglierebbe ogni dubbio sulla reale capacità e volontà del Kenia di condurre dei processi nazionali giusti, a scapito di qualsiasi complementarietà - o continuata complementarità – pretesa da coloro che sono accusati dalla CPI.

“Esortiamo sia le autorità del Kenya sia gli imputati nei casi kenioti a cooperare pienamente con la CPI, e di adottare tutte le misure possibili per garantire un processo rapido e senza intoppi, anche al fine di mantenere una protezione adeguata per le vittime, i testimoni e tutti coloro che sono in qualche modo collegati ai procedimenti giudiziari della CPI, così come la loro piena partecipazione al processo di giustizia.

“L'impunità per le violenze a sfondo politico è stata la norma in Kenya per troppo tempo e, finora, nessun vero processo di attribuzione delle responsabilità penali a livello nazionale è avvenuto per affrontare i reati commessi nel 2007-2008. Chiediamo quindi al Kenya di dimostrare il suo impegno per l'obiettivo finale di perseguire la giustizia, garantendo riparazione per le centinaia di migliaia di vittime e facendo intendere che il tempo in cui la violenza veniva ricompensata con potere politico è decisamente finito”. 



Per maggiori informazioni, contattare Alison Smith all'indirizzo asmith@npwj.org o al +32-2-548-3912 oppure Nicola Giovannini all'indirizzo ngiovannini@npwj.org o al +32-2-548-3915.