NPWJ in the news

Civil society urges support for ending impunity on International Justice Day
#GlobalJusticeWeekly (CICC), 18 Jul 2014

As International Justice Day (IJD) celebrations continued this week, the Coalition for the ICC called on civil society and governments worldwide to reaffirm their support for the ICC and the pursuit of peace through justice and the rule of law.The Coalition issued a statement and held a special video conference on the relationship between the UN Security Council and the ICC. The American Bar Association (ABA) released a statement in support of IJD and launched a new website for its ICC project. In a Huffington Post op-ed, the ABA’s Kip Hale called for individuals to make their voices heard in support of international justice. No Peace Without Justice urged states to reaffirm their commitments against impunityParliamentarians for Global Action held a conference to discuss the steps that need to be taken to give full effect to the principle of complementarity in Uganda and the DRC. Destination Justice co-organized a showing of the ICC’s Justice Matters multimedia exhibition in Phnom Penh. The International Center for Transitional Justice (ICTJ) commemorated IJD by reviewing five scenarios where national judicial systems delivered justice where it mattered most. Avocats Sans Frontières affirmed the need for victims of grave crimes to see justice being done in order to increase their confidence and participation in justice processes. Human Rights Agenda called on Turkey to join the ICC, and theTurkish Coalition for the ICC issued a statement in celebration of IJD.

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Senza giusta pena Italia (ri)condannata
Il Manifesto, 02 Jul 2014

Con un’altra con­danna della Corte euro­pea dei diritti umani, per l’Italia non poteva aprirsi in modo peg­giore il seme­stre di pre­si­denza euro­pea. Per la seconda volta in pochi giorni, i giu­dici di Stra­sburgo hanno riscon­trato una vio­la­zione dell’articolo 3 della Con­ve­zione per le vio­lenze delle forze dell’ordine su per­sone fer­mate o arre­state. Sot­to­li­neando soprat­tutto ancora una volta, dopo il recente caso di Dimi­tri Alberti, che gli agenti col­pe­voli degli atti di vio­lenza – avve­nuti sta­volta nel car­cere di San Seba­stiano di Sas­sari nell’aprile del 2000 – non hanno rice­vuto pene pro­por­zio­nali al reato commesso.
Le cause di que­sta sorta di “impu­nità” sono molte: un pro­cesso che si è allun­gato per oltre otto anni con la con­se­guenza che molti col­pe­voli sono stati pro­sciolti per pre­scri­zione dei reati com­messi, e anche per l’inefficacia dell’azione san­zio­na­to­ria. Secondo quanto appu­rato dai giu­dici euro­pei, infatti, sono state com­mi­nate pene troppo leg­gere. Ad esem­pio, uno degli agenti è stato con­dan­nato per omessa denun­cia e dun­que san­zio­nato solo con una multa da 100 euro, men­tre altri suoi col­le­ghi sono riu­sciti ad otte­nere la sospen­sione della con­danna alla reclu­sione. Non solo: la Cedu rileva anche la dif­fi­coltà di appu­rare se gli agenti peni­ten­ziari respon­sa­bili delle vio­lenze siano stati poi ade­gua­ta­mente sot­to­po­sti ad azione disci­pli­nare. Il governo ita­liano non lo dice. Per i giu­dici di Stra­sburgo, però, il dete­nuto che ha pre­sen­tato il ricorso — Valen­tino Saba, che fu tra coloro che subi­rono vio­lenze e che oggi dovrà rice­vere dall’Italia un risar­ci­mento di 15 mila euro per danni morali, anche se lui ne aveva chie­sti 100 mila — è stato sot­to­po­sto a trat­ta­mento inu­mano e degra­dante ma non a tor­tura, come soste­neva l’ex dete­nuto. Nel pro­ce­di­mento davanti alla Cedu si erano costi­tuiti parte «ami­cus curiæ», soste­nendo le ragioni di Saba, il Par­tito Radi­cale ita­liano, quello Trans­na­zio­nale trans­par­tito e l’associazione «Non c’è pace senza giustizia».

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Detenuto torturato, la Corte Europea condanna l’Italia
Il Tempo, 02 Jul 2014

La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per aver sottoposto a trattamento inumano e degradante Valentino Saba, uno dei detenuti che aveva denunciato le violenze avvenute nel carcere di San Sebastiano di Sassari nell’aprile del 2000. Secondo la condanna di Strasburgo l’Italia ha avuto tempi troppo lunghi per il processo, molti colpevoli sono stati prosciolti per prescrizione dei reati commessi e chi è stato condannato ha ricevuto pene troppo leggere in rapporto ai fatti per cui era stato incriminato. Tra le misure contestate, la multa di 100 euro inflitta a uno degli agenti che non ha denunciato le violenze commesse dai suoi colleghi e la sospensione della condanna al carcere per altri agenti. Per la Corte, quindi, lo Stato dovrà versare 15mila euro. «Non è più rinviabile la convocazione di un tavolo politico che dia risposte ferme su alcuni temi per i quali la discussione non è più rinviabile: l’inserimento del reato di tortura nel codice penale; l’impunità per chi commette atti di violenze verso persone che si hanno in custodia; meccanismi di educazione e formazione adeguati per il personale delle forze dell’ordine». È il commento di Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone, a seguito della nuova condanna della Corte all’Italia. «Finalmente, dopo 14 anni giustizia viene fatta ma, ancora una volta, per arrivarci è stato necessario l’intervento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Riteniamo indegne per un per un paese civile come l’Italia, che dovrebbe riconoscere a tutti un trattamento rispettoso e degno della persona umana, queste continue condanne - denuncia Antigone - Ed è altresì grave che, quando violazioni dell’articolo 3 avvengono, il nostro sistema giudiziario non riesca a ripristinare situazioni di giustizia. Questo anche perché in Italia non esiste il delitto di tortura. Se ci fosse stato i tempi di prescrizione non sarebbero stati così brevi». «Ci sono voluti 14 anni, tanta forza d’animo e dispendio di importanti risorse economiche perché Valentino Saba potesse vedersi riconosciuti, in Europa, i diritti umani di base che l’Italia gli ha negato» spiegano Niccolò Figà-Talamanca e Antonella Casu, segretario generale e tesoriera di «Non c'è Pace Senza Giustizia». Che denuncia anche come «la maggior parte dei procedimenti penali a carico degli agenti coinvolti si è conclusa in un nulla di fatto a causa degli effetti anti-legalitari che la prescrizione produce nel nostro sistema giudiziario».

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Bahrain phoney “reforms” slammed during side event in Geneva
ABNA News Agency, 19 Jun 2014


Two years since Bahrain promised to implement the recommendations made during its universal periodic review (UPR) at the UN Human Rights Council, a side event in Geneva has slammed any progress made. The event co-organised by the Arab NGO Network for Development and Bahrain Human Rights Observatory (BHRO), heard from Fareeda Ghulam, wife of Bahraini political prisoner Ebrahim Shariff, Abdulnabi Alekry from BHRO, Matthew Sands of the Association for Prevention of Torture and was moderated by Niccolo Figa-Talamanca, Secretary-General of No Peace Without Justice.
In May 2012 Bahrain received 176 recommendations to implement at the UN Human Rights Council, as part of its Universal Periodic Review. Bahrain promised to implement the vast majority, in addition to the recommendations of the Bahrain Independent Commission of Inquiry, but both Matthew Sands and Abulnabi Alekry highlighted the deterioration of the human rights situation in Bahrain during this period.
In the next session of the Human Rights Council in September, Bahrain will have to provide an interim report on its progress towards the UPR recommendations. The message from this side event was that regardless of any claims made by the Government, little progress has been made and violations are ongoing.

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UN / Geneva: NPWJ and NRPTT convene side event on “Ending Impunity for Atrocities in Syria”
Akhbar Alaan TV (Arabic), 19 Jun 2014


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Qatar Permanent Delegation in Geneva Holds Workshop on Situation in Syria
MOFA Qatar, 18 Jun 2014

Qatar Permanent Delegation to the United Nations Office at Geneva, in cooperation with the delegations of France and Italy, have organized a "workshop" under the title: "end impunity for the atrocities being committed in Syria". The workshop was held on the sidelines of the 26th session of the Human Rights Council, currently being held here from June 10 to 27. 
Participated in the workshop as keynote speakers were Dr. Ahmad Touma, head of the interim Syrian government Dr. Ahmad Touma, head of the Legal Committee of the Syrian National Coalition Haitham al-Maleh, head of the political bureau of the Patriotic Movement of Syria Dr. Imad Eddin Rasheed, along with former Italian Sen. Marco Perduca of the Nonviolent Radical party, transnational and transparty, and the Secretary-General of the No Peace Without Justice Organization Niccolo Figa-Talamanca, in addition to a large number of representatives of the permanent missions in Geneva and representatives of non-governmental organizations. 
The workshop aimed at keeping the attention of the international community focused on the continuing violations of human rights and war crimes committed daily in Syria, and to emphasize the need to continue diplomatic efforts to achieve justice and accountability for the victims of this violence.

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Sulla Siria tutti sanno tutto ma nessuno fa niente
Marco Perduca, Huffington Post, 18 Jun 2014

Il 17 giugno il Consiglio delle Nazioni unite sui diritti umani di Ginevra ha ascoltato l'ultimo rapporto trimestrale della Commissione d'inchiesta sulla Siria. La giornata di dibattito che è seguita ha messo a fuoco il permanere del gravissimo dramma siriano e le gravissime implicazioni per tutto il Medio Oriente.
Il primo dato presentato è quello relativo alle necessità umanitarie. La Commissione stima che vi siano 9.3 milioni di siriani in gravissime condizioni di insufficienza alimentare, con 4.25 milioni di sfollati, 2.8 di rifugiati nei paesi vicini. La stragrande maggioranza degli interessati sono donne e bambini.
In occasione del dibattito al Consiglio dei diritti umani del 17 scorso, e grazie alla disponibilità delle delegazioni italiana, francese e qatarina, il Partito Radicale e No Peace Without Justice hanno organizzato un dibattito dal titolo "Porre fine all'impunità per la atrocità in Siria" col primo ministro del governo di transizione siriana Ahmad Tu'mah dove sono state proiettate alcune foto delle vittime delle violenze inaudite dell'esercito di Assad e un'intervista con una donna che era sopravvissuta a una settimana di detenzione in condizioni disumane.

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Civil society backs Syria ICC referral bid
#GlobalJusticeWeekly (CICC), 16 May 2014

Over 100 civil society groups — including the International Federation for Human Rights (FIDH), the Cairo Institute for Human Rights StudiesNo Peace Without JusticeHuman Rights Watch (HRW) and several other Coalition members — have urged the Council to pass a UN Security Council resolution to refer the situation in Syria to the ICC prosecutor for investigation.
Physicians for Human Rights also condemned the Syrian government for attacking hospitals. HRW cited evidence that the Syrian government has continued to use chemical weaponsFIDH published a Q&A on challenges in the fight against impunity in the country.

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Retour sur le colloque : protéger et punir avec la loi
Excision, parlons-en!, 13 May 2014

Ré-écoutez la troisième table ronde du colloque « Excision, les défis de l’abandon », organisé par Excision, parlons-en !, le 6 février 2014 à Paris.  Le thème : protéger et punir avec la loi. Pour en discuter tant au niveau français que africain, l’avocate et militante historique  Linda Weil-Curiel avec la juriste Nathalie Elmada de la Commission pour l’abolition des mutilations sexuelles en France ; Mariam Lamizana, présidente du Comité inter-africain sur les pratiques traditionnelles ayant effet sur la santé des femmes et des enfants (CI-AF) et ancienne ministre de l’Action sociale et de la Solidarité nationale du Burkina Faso ; Niccolò Figa-Talamanca de l’ONG No peace without justice. Ils répondent aux questions du journaliste Hubert Prolongeau.

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Lutte contre les MGF et les mariages des enfants: Chantal Compaoré réaffirme son engagement aux côtés du CI-AF
Fasozine, 27 Apr 2014

L’épouse du chef de l’Etat, Mme Chantal Compaoré, a présidé la cérémonie d’ouverture de la conférence internationale sur les mutilations génitales féminines et les mariages des enfants, le jeudi 24 avril 2014 à Ouagadougou.
Placé sous le thème : « Renforcer le pont entre l’Afrique et le monde pour accélérer la tolérance zéro aux MGF et aux mariages d’enfants », la rencontre a réuni plusieurs participants venus d’Afrique et d’Europe. Pour la présidente du Comité inter-africain sur les pratiques traditionnelles ayant effet sur la santé des femmes et des enfants (CI-AF), Mariam Lamizana, la conférence est une opportunité pour réfléchir davantage sur les Mutilations génitales féminines(MGF) et les mariages d’enfants et développer une approche basée sur une synergie d’action.
L’ensemble des intervenants se sont réjoui des résultats déjà engrangés dans la lutte contre les MGF. Aussi, ils ont tous reconnu et salué l’engagement de la première Dame, Mme Chantal Compaoré, ambassadrice de bonne volonté du CI-AF.
Le directeur exécutif du CI-AF, Moryssanda Kouyaté a revisité les grandes dates de la lutte menée par Chantal Compaoré en faveur de l’élimination des MGF. Au nombre desquelles, la création du CI-AF et l’adoption de la résolution de l’Assemblée générale des Nations unies portant « intensification de l’action mondiale visant à éliminer les MGF dans le monde », le 20 décembre 2012. Du reste, cette dernière étape constitue, selon la présidente de l’ONG « No peace without justice », Alvilda Jablonko, un tournant décisif dans l’évolution de la lutte. 

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MGF et mariages précoces: Des stratégies afin de parvenir à la tolérance zéro
Le Quotidien (Burkina Faso), 27 Apr 2014

L’épouse du chef de l’Etat burkinabè, Chantal Compaoré, en collaboration avec No Peace Without  Justice et la commission économique pour l’Afrique, organise, du 24 au 26 avril 2014, à Ouagadougou, une conférence internationale sur les Mutilations génitales féminines (MGF) et les mariages d’enfants.  Cette conférence, placée sous le thème « Renforcer le pont entre l’Afrique et le monde pour accélérer la tolérance zéro aux MGF et aux mariages d’enfants », vise à trouver des stratégies afin d’accélérer la tolérance zéro aux MGF et aux mariages d’enfants. De nombreux pays tels l’Ethiopie, le Libéria, la Mauritanie, le Sénégal, l’Ouganda, etc., étaient présents à la cérémonie d’ouverture.

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Conférence internationale sur les MGF et le mariage des enfants: Chantal Compaoré au front
Burkina 24, 25 Apr 2014

Ce jeudi 24 avril, à Ouagadougou, s’est ouverte la Conférence internationale sur les mutilations génitales féminines (MGF) et le mariage d’enfants. Pendant trois jours, des participants de près de 30 pays réviseront les stratégies de lutte contre ces maux hérités de pratiques traditionnelles.
Des participants et participantes d’une trentaine de pays du monde prennent part à la Conférence. On dénombre parmi eux les membres du Comité Interafricain, de No Peace Without Justice, de l’UNICEF et de nombreux partenaires. Sous le thème : « Renforcer le pont entre l’Afrique et le monde pour accélérer la tolérance zéro aux MGF et aux mariages d’enfants », ils échangeront et statueront afin de faire le point sur l’ensemble des actions qui ont déjà été menées. Et ils définiront aussi les plans actions et agendas futures.

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UNPO Conference on Minority Rights in Ukraine: Political Crisis Gives New Meaning to Minority Protection and Concept of Self-Determination
UNPO, 10 Apr 2014


With the aim of addressing the sensitive, yet critical issue of minority protection in Ukraine in the burning context of the Crimean crisis, the Unrepresented Nations and Peoples Organization (UNPO), in collaboration with Members of the European Parliament Mrs. Inese Vaidere and Mr. László Tőkés, convened a conference entitled ‘Minority Rights in Ukraine: What is at Stake?’. The conference took place at the European Parliament in Brussels on April 9th 2014 and gathered a diverse audience of diplomats, experts, human rights defenders and high-ranking European politicians.
(…) Intervening in the second panel of the Conference, Mr. Niccolò A. Figà-Talamanca, Secretary General of No Peace Without Justice, stated that Ukraine should be proud to be a multi-ethnic country, and thus rid Russia of its current pretext, i.e. protection of Ukraine’s Russian minority, for invasive action.
An important conclusion to be drawn from this conference is that the political crisis in Ukraine has seriously challenged previous negotiations about accommodating minority rights and the very concept of self-determination. Furthermore, a consensus emerged throughout the conference on the necessity and urgency to take swift action in order to guarantee minority protection and cultural preservation in Ukraine. As the country is moving forward towards finalizing its association agreement with the EU, all stakeholders must step up their efforts to find concrete solutions to the escalating tensions in Ukraine. UNPO believes that this conference was a positive step in giving more attention to the dire situation facing Ukraine’s different minorities, but further action is urgently needed.

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Justice in Syria Could Help Break the Cycle of Revenge: Interview with Jeffrey Howell
By Margaret Williams, Global Observatory, 02 Apr 2014

While the war in Syria rages on, the concept of justice may seem like a distant ideal. But one group is collecting documentation on war crimes and crimes against humanity so that perpetrators may be brought to justice when the conflict ends. At that time, “the decision to prosecute should be made so that the victims of this conflict have not died in vain,” said Jeffrey Howell, Chief of Staff for the Syrian Accountability Project, which was started at Syracuse University’s College of Law in 2011. In the long term, this can also contribute to peace by breaking the cycle of revenge, according to Mr. Howell, since “you can't rebuild your country on revenge; you can only rebuild your country on justice.”
(…)
Could you talk a bit more about your partners, how you identified your partners, how you went about that process, both international and local?
Professor Crane, as I'm sure you're aware, has been in the field a long time, and really has a lot of experience in this area and has made a lot of friends along the way. And one of our original partners was the NGO No Peace Without Justice, and they have extensive conflict mapping expertise, going all the way back to the Balkan wars. Last summer, we worked directly with them in their Brussels' office, sort of refining our methodology and benefitting from their expertise—and applying it to our work in Syria.
Professor Crane has known the leaders of No Peace Without Justice for some time. That's just one example of one of the partners that we have. We also work very closely with the Syrian Justice and Accountability Center, and the Public International Law and Policy Group. Again, a lot of these are professional contacts that Professor Crane has had for a very long time, so we sort of worked with the friends we had when we started.

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Europa, giustizia e diritto umanitario
Domenico Letizia, L'Opinione, 01 Apr 2014

Intervista con Niccolò Rinaldi, europarlamentare dal 2009, del gruppo dell’Alde di cui fin dal 2000 ed è stato segretario generale aggiunto e del quale è vicepresidente.
(…) Oramai, grazie soprattutto all’azione di Marco Pannella e dei Radicali, il problema giustizia è considerato una “prepotente urgenza” in costatazione anche del fatto che i mezzi d’informazione iniziano a dedicare più informazione alla tematica di quanto avveniva in passato. Dal suo punto di vista può riassumerci quali sono stati i fattori di tale cambiamento in questi anni?
Sia che si parli di giustizia internazionale che interna alla nostra nazione, certamente la tecnologia ha permesso di indirizzare l’attenzione dei più verso la verità e quindi il più delle volte verso la giustizia. I cittadini si sono resi partecipi (e ci si augura che continuino a farlo sempre di più) del processo decisionale, nella misura in cui hanno indagato sul perché e sul come e a scapito di cosa. A volte ciò è successo by-passando anche i mezzi di informazione che certamente, spinti da una più alta attenzione del grande pubblico, dedicano maggiore cura a temi scottanti che richiedono giustizia. Si riafferma sempre più il “Diritto alla Verità” come principio guida nelle relazioni internazionali, e i Radicali hanno di certo posto questo elemento come pilastro della loro politica anche attraverso la creazione di “No peace without justice”. Partendo dalla considerazione che il multipolarismo a livello internazionale ha rimesso in discussione molteplici dinamiche politiche e diplomatiche derivanti dalle strategie di potenza. Giustizia è declinata in quanto rispetto di valori differenti dalla raison d’état, che è servita come giustificazione dei più potenti. Attraverso una democrazia più partecipativa che oggi va delineandosi, grazie anche a movimenti di advocacy e difesa dei meno rappresentati della società civile, il dialogo politico non rimane a porte chiuse ma si va verso un’agorà aperta a differenti voci che certamente vedono nella giustizia il compimento di un duro lavoro.

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Premiati gli eroi dei diritti umani. Assegnati i riconoscimenti di «Non c’è pace senza giustizia»
La Stampa, 04 Mar 2014

Qamar Naseem, pakistana, con la sua organizzazione «Blue Venis» si batte contro i matrimoni precoci e forzati. Francesco Morelli, come spiega il presidente della Commissione diritti umani Luigi Morelli, «descrive da 12 anni la Spoon River italiana, i casi di morte di carcere, un’attività di intenso significato morale e di grande difficoltà, lottando contro la burocrazia».  
Un mostro carcerario che Morelli conosce bene, essendo stato egli stesso detenuto. E poi un premio speciale alle donne dell’opposizione siriana, scese in piazza contro il regime di Assad: a ritirarlo, Suhair Atassi, che fa parte della Coalizione nazionale siriana, e Oula Ramadan, della Rete delle donne siriane.  
Sono i premi 2014 di «Non c’è pace senza giustizia», celebrati anche da un messaggio di Napolitano, nella storia di persone lontane dai riflettori ma che in nome dei diritti hanno operato con tenacia e in condizioni spesso crudeli. All’associazione è legato il nome di Emma Bonino, ieri presente alla sala Zuccari del Senato per la giornata di convegno. Che ha ricordato come «diritto alla vita» sia «vita del diritto», poiché ogni violazione dei diritti umani è una violazione di legge o trattato, e che «la tutela dello stato di diritto è l’unico modo di garantire il rispetto della libertà». 
Una giornata molto importante perché poi difendere i diritti degli ultimi della terra serve a mantenere in vita anche i diritti di noi tutti che viviamo in un sistema democratico. Si son premiate delle persone perché, come ricorda Bonino, «sono le persone a fare la differenza»; e scelte «da una giuria che rappresenta vent’anni di lotta, composta da persone che hanno investito parte della loro vita». E una giornata per ricordare, come ha detto Manconi, che i diritti umani «vanno ancora difesi anche nei sistemi democratici».

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Premio "No Peace Without Justice per i Diritti Umani”: in Senato la cerimonia di consegna
Agora Magazine, 02 Mar 2014

ROMA -  Il 3 marzo prossimo, nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, in Via della Dogana Vecchia, si terrà la cerimonia della consegna del Premio "No Peace Without Justice per i Diritti Umani”.
Dal 1994 Non c’è Pace Senza Giustizia (NPSG) opera nella difesa dei diritti umani e nella promozione dello stato di diritto e della legalità, quali elementi costitutivi di ogni ordinamento democratico. NPSG ritiene che la difesa e il rispetto dei diritti umani e delle libertà politiche e civili siano valori fondamentali per lo sviluppo della democrazia e che le violazioni di tali diritti e libertà non possano essere giustificate dalla ragion di stato, dalla difesa della “stabilità politica” di regimi totalitari o da motivi culturali o religiosi.
A tal fine, NPSG organizza il “Premio No Peace Without Justice per i Diritti Umani”, che quest’anno, verrà consegnato il 3 marzo, in concomitanza con la ricorrenza della nascita di Sergio Stanzani, Presidente di Non c’è Pace senza giustizia e del Partito Radicale, recentemente scomparso.
Il Premio è un riconoscimento volto a sostenere attivisti politici, leader della società civile, ONG e gruppi di cittadini che si battono per la tutela dei diritti umani, per la promozione della democrazia, dello Stato di diritto e della giustizia internazionale, in Italia e nel mondo. Il Premio sarà organizzato con il sostegno del Presidente della Repubblica, il Patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero degli Affari Esteri e della Commissione Europea, in consultazione con la Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato e il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani presso il Ministero degli Esteri, e in collaborazione con le ONG, italiane e internazionali, partner di NPSG.
Il Premio ha inoltre lo scopo di dare maggiore visibilità in Italia alle questioni legate alla tutela dei diritti umani, attraverso il coinvolgimento delle più altre cariche dello Stato e delle sedi che istituzionalmente si occupano di diritti umani. Il Premio, che è un riconoscimento politico e non ha carattere monetario, ha due sezioni: una per le attività svolte in Italia e una per le attività a livello internazionale. Per ognuno dei candidati il Segretariato preparerà un dossier, accompagnato da tutta la documentazione a supporto della candidatura. Una Commissione giudicatrice del Premio, composta da personalità autorevoli nel mondo dei diritti umani e da rappresentati degli organi istituzionali coinvolti, esaminerà le candidature e selezionerà i Laureati per ognuna delle categorie.
La consegna del Premio avverrà nel corso di una cerimonia che si terrà al Senato, alla presenza del Ministero degli Esteri e delle più alte cariche dello Stato. A seguire sarà organizzata una conferenza stampa, allo scopo di dare diffusione mediatica al Premio.

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Procès contre Kenyatta : La CPI dans l’impasse
KongoTimes!, 25 Feb 2014

L’affaire opposant la Cour pénale internationale (CPI) au président kényan Uhuru Kenyatta, longtemps marquée par les controverses et les retards, a exacerbé les tensions entre la CPI et l’Union africaine (UA). Alors que son abandon permettrait d’apaiser la discorde, certains sont d’avis que cela risquerait également d’éroder le pourvoir de la Cour, qui n’a rendu qu’un seul jugement à ce jour.
(...)
Greta Barbone, associée principale du programme de justice pénale internationale auprès de l’ONG internationale No Peace Without Justice espère que le procès suivra son cours. « Les relations avec l’Union africaine sont très influencées par les affaires Kenyatta et Ruto, mais j’espère vraiment que les procès continueront, car la meilleure chose pour le Kenya serait d’avoir des procès équitables et que justice soit rendue aux victimes des violences postélectorales. »

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Siria: dati su profughi minori inquietanti
AGENPARL(Roma), 19 Feb 2014

"Orrori inenarrabili". A quasi tre anni dallo scoppio della guerra in Siria, è questa la conclusione del primo rapporto delle Nazioni Unite sulle ripercussioni del conflitto sui civili. Secondo i dati pubblicati a novembre dall’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), in meno di un anno, il numero dei profughi minorenni siriani è più che decuplicato: da 70.000 a oltre 1 milione e 100mila, 75 per cento dei quali al di sotto dei 12 anni. Per denunciare questa piaga l'organizzazione Remembrance Forum Italy (RBF), presieduta da Fiamma Nirenstein, giornalista e già vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, promuove un convegno questo giovedì 20 febbraio 2014 alle ore 18,00 presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati (Via Poli 18).
Al convegno parteciperanno Giacomo Guerrera, presidente UNICEF ITALIA, Domenico Quirico, editorialista e inviato de La Stampa, Sion Houri, direttore della ONGSave a Child's Heart, che tra gli altri ha curato numerosi bambini siriani che hanno cercato rifugio in Israele. Insieme a Fiamma Nirenstein, il Ministro Beatrice Lorenzin, l'Amb. Giulio Terzi di Sant’Agata, i deputati Eugenia Roccella(NCD) e Sandro Gozi(PD) e il Sen.Luigi Compagna(NCD) discuteranno di questa emergenza e presenteranno una mozione parlamentare affinché il governo italiano si impegni a intervenire in soccorso ai 9,3 milioni di persone coinvolte dal conflitto siriano, tra le quali quasi 4,3 milioni di minorenni.
Inoltre, in collegamento telefonico dal confine turco-siriano, sentiremo la testimonianza diretta dei coordinatori del Progetto Siria della ONG radicale "Non c'è Pace senza Giustizia".

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Djibouti hosts regional anti-FGM Conference
By Mohamed Taha Tawakel, Anadolu Agency, 07 Feb 2014

Djibouti hosted a regional conference on Friday devoted to combatting female genital mutilation (FGM). Held under the motto "Towards a circumcision-free society," the conference was attended by Djiboutian First Lady Hadra Mohamoud Hade and Italian Foreign Minister Emma Bonino. The event was also attended by representatives from Ethiopia, the Ivory Coast and Yemen; governmental and civil society organizations; the African Committee against Female Circumcision; and religious leaders and elders. The conference was organized by the Djibouti Women's Association in collaboration with the country's Family Planning Ministry. A report presented at the conference revealed that incidents of FGM had declined by half – from 80 percent a decade ago to a current 40 percent.
 

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Moving beyond the ICC impasse
By Lisa Clifford, Irin, 07 Feb 2014

The International Criminal Court's (ICC) case against Kenyan President Uhuru Kenyatta, long beset by controversies and delays, has heightened tensions between the ICC and the African Union (AU).
 

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Somalia: Somali Leaders Push to End Female Genital Mutilation
By AllAfrica, 06 Feb 2014

Education is the only way to protect women and girls from the "barbaric act" of female genital mutilation, Somali Prime Minister Abdiweli Sheikh Ahmed said Thursday (February 6th) on the occasion of the 11th anniversary of the International Day of Zero Tolerance for Female Genital Mutilation. Approximately 6.5 million Somali girls and women have undergone female genital mutilation/cutting (FGM/C), otherwise known as female circumcision, according to a June 2013 report prepared by the United Nations Children's Fund (UNICEF). Although support for the practice is waning, 98% of Somali women between the ages of 15 and 49 have been cut or mutilated -- the highest per capita percentage in the world, the report indicated. "FGM is not a religious practice; it is a horrific act that is simply an abuse of a young girl's human rights," Ahmed said in a statement. "Let us be clear it is an absolutely unacceptable practice and an act that will soon be illegal under Somali law, is against the provisional constitution and will be incorporated into our final constitution."
 

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Mutilazioni femminili, Bonino a Gibuti: flagello anche in Italia
By TM News, 06 Feb 2014

Il flagello delle mutilazioni genitali femminili è "una violazione dei diritti umani, una violenza mai giustificata con conseguenze sanitarie ed emotive drammatiche" che "tocca anche l'Occidente, il mio Paese, non solo l'Africa". Non usa mezzi termini il ministro degli Esteri Emma Bonino, nel suo intervento a Gibuti alla Conferenza "Per una regione senza Mgf". "Da diversi anni l'Italia è tra i Paesi più impegnati contro questa tragedia ed è una priorità condivisa dal governo, dal parlamento e dalla società civile. L'Italia ha adottato una legislazione molto severa ed ha lavorato per mettere la questione al centro del dibattito europeo", ha spiegato il ministro davanti a una folta e colorata platea di uomini e donne. La Conferenza si svolge in occasione della Giornata internazionale ôTolleranza zero sulle mutilazioni genitali femminiliö.
 

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Allarme della Bonino, anche in Occidente mutilazioni genitali
By AGI, 06 Feb 2014

"Il flagello delle mutilazioni genitali femminili tocca anche l'Occidente, il mio Paese, non solo l'Africa". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Emma Bonino, nel suo intervento a Gibuti durante la conferenza "Per una regione senza Mgf", organizzata in occasione della Giornata internazionale 'tolleranza zero' contro le Mgf. "Da diversi anni - ha aggiunto il ministro - l'Italia e' tra i Paesi piu' impegnati contro questa tragedia, ed e' una priorita' condivisa dal governo, dal Parlamento e dalla societa' civile". L'Italia, ha ricordato Bonino, ha adottato una legislazione molto severa e ha lavorato per mettere la questione al centro del dibattito europeo. La pratica delle mutilazioni genitali femminili e' una violazione dei diritti umani, una violenza mai giustificata, con conseguenze drammatiche sul piano sanitario ed emotivo".
 

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Bonino in Djibouti: genital mutilation, tragedy that also touches West
By Ministero degli Affari Esteri, 06 Feb 2014

Bonino in Djibouti: genital mutilation, tragedy that also touches West
“Africa is not alone in bearing the scourge of female genital mutilation, the West does too, my country included. Italy has, for many years now, been among the countries most heavily engaged in ending this tragedy, adopting very severe legislation and working to keep the issue at the centre of EU discussions”, stated Minister Emma Bonino at the conference “For a Region Without FGM” held in Djibouti in coincidence with the International Day Against Female Genital Mutilation.
 

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Queiq river massacre in Syria commemorated in İstanbul
Lamiya Adilgizi & Julia Nho, Today's Zaman (Istanbul), 29 Jan 2014


The Syrian Institute for Justice (SIJ) and No Peace Without Justice (NPWJ) have marked the first anniversary of the Queiq river massacre that was allegedly carried out by the Syrian regime near Aleppo in Northern Syria last year. They stated that the evidence uncovered by an investigation carried over the year shows that it is likely state-sponsored forces committed these atrocities with an intention to terrorize the population and opposition forces.
“Over the year citizens of Syria have witnessed many massacres and many atrocities. Today we commemorate one of them which is in some ways special, special in a way that the massacre was not a single massacre but was prolonged, sustained, systematic killing of civilians who were abducted at check-points of the regime and who over a number of weeks day by day were killed as part of massive and systematic attacks. And the Queiq River speaks about that atrocity by delivering dead bodies,” Niccolò Figà-Talamanca, secretary general of NPWJ said in a press conference held in İstanbul on Wednesday.
The Queiq River massacre came to light on Jan. 29, 2013, when 90 bodies were found floating on the river. Bodies continued to appear in the river until March 15 when the Syrian non-governmental organization SIJ carried out the investigation with the help of local authorities and various forensic experts, who were able to stop the flow of water to prevent the dumping of bodies. Around 40 bodies were washed about 20 kilometers down to the river in countryside south of Aleppo. SIJ and the local residents ware able to find most of the bodies, wash them, examine and prepare them for identification. According to the investigation, more than 220 people were killed and thrown from trucks into the Queiq River.
These victims lived in opposition-controlled areas and were, according to those who participated in the investigation, often abducted at regime-controlled checkpoints, or simply went missing from their workplaces and homes. Days or weeks later, their bodies were found floating in the river, showing evidence of trauma and execution, most with their hands tied behind their backs and their mouths covered with adhesive tape.
Discussing the outcome of the investigation, Yousef Houran, attorney and co-director of SIJ, stated that the investigation showed that although the Syrian regime and opposition forces have contradictory claims, the evidence shows that the bodies are civilians. This is clear from the clothing they were wearing and their occupations, which included vegetable sellers, factory workers, shop keepers and other jobs of this nature, Houran claimed.
 “All bodies found and examined had signs of beatings and torture, injuries that were inflicted prior to death,” Houran said while showing the pictures of bodies retrieved from the water.
Only 60 bodies have so far been successfully identified. While most of the victims were in their 20s, 30s, and 40s, the bodies included boys, women, and old men from 11 to 70. At least one victim had mental disabilities, according to the investigation records. Despite such evidence, the Syrian regime rejects all claims on such perpetrated systematic torture and killing. It has been reported that 200,000 Syrians have been killed in the continuing civil war since 2011, which started with peaceful protests but escalated into a bloody conflict. The investigation concluded that the massacre had been committed by the regime, not by the opposition forces. The video footage of dead bodies flowing down the river from areas controlled by the ruling regime is sufficient proof of this, according to Talamanca. He attributed the atrocities to a desire to “terrorize the civilian inhabitants so that the opposition forces lose the support from its people." Hence, the SIJ emphasized that its aim is to have the victims' voice heard and reveal the truth of the regime's systemic violence conducted on its own people.

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Those who’ve fled Syria want only one result from Geneva, an end to Assad’s rule
By Roy Gutman (McClatchy Foreign Staff), Star Telegram, 29 Jan 2014

REYHANLI, Turkey — (…) The destruction and the killings have permanently scarred a great many Syrians and alienated them from the regime. Others are in a state of shock – or terror – over the seemingly random massacres of civilians who just happened to enter a regime checkpoint at a moment when security personnel decide to grab them. Professional prosecutors and forensic experts who defected from the government on Wednesday revealed the first results of an investigation into one of the biggest such massacres – the deaths of 220 people killed outside Aleppo starting in late January 2012. Their bodies were thrown into the Qwig River.
The gruesome photographs presented at an Istanbul news conference showed that most of the victims had their hands and feet bound, many bore signs of torture, and a number were emaciated, having apparently starved before they were killed. Executions were mostly by hanging or a shot to the head. The victims were aged 11 to 70, and included five women, whom the investigators said had been raped and tortured before they were killed. Forensic investigators were able to identify 60 of the corpses, and all appeared to be locals from villages north of Aleppo who were living in opposition-held areas and were going to their jobs, unarmed, in regime-held areas.
 “All the victims were civilians,” said Niccolo Figa-Talamanca of the No Peace Without Justice, an advocacy group founded by Emma Bonino, Italy’s current foreign minister, which helped in the investigation. “They included vegetable sellers who crossed the line of control to purchase and sell vegetables, factory workers who lived in areas not under regime control and worked in areas under control of the regime, shopkeepers and similar professions whose jobs required them to cross the line of control,” he said.

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Young people in Tobruk find out more about transitional justice
Libya Herald, 19 Dec 2013

Fifty young people in Tobruk have been finding out more about concepts of transitional justice and its importance to the future of Libya, in an event organised by local civil society organisation, the Libyan Youth Union (LYU), in collaboration with international NGO No Peace Without Justice (NPWJ).
The current transitional justice process in Libya was explained and the important role of the youth and civil society organisations in supporting and participating in this process was highlighted. “Discussion was encouraged and the participants were keen to voice their opinions and hear more about in order to understand what lessons can be learnt and applied to Libya,” said NPWJ Libya programme officer Rhiannon Smith.
The second day included a role-play exercise encouraging participants to consider different viewpoints in a post-conflict society and how these reflect on the understanding, perception and implementation of transitional justice mechanisms. Participants were divided into parties representing different stakeholders in a fictional post-conflict country and asked to discuss and decide upon a transitional justice strategy which all parties could agree to and which could be implemented in practice.
 

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International, Bahraini NGOs call on Bahrain to drop all charges against Khalil Almarzooq
Ahlul Bayt News Agency, 14 Dec 2013

On the eve of the third trial hearing in the case of Khalil Almarzooq, No Peace Without Justice and the Nonviolent Radical Party, Transnational and Transparty, together with Freedom House, Parliamentarians for Global Action and other international and Bahraini NGOs are releasing a joint statement calling on the Bahraini authorities to drop all charges against Khalil Almarzooq, leading opposition politician and former Deputy Speaker of Parliament.

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Syria: Victims of conventional weapons on the rise
Lorenzo Trombetta, ANSAMED, 11 Dec 2013

Since the chemical attack in the Damascus region four months ago, crimes committed with conventional weapons in Syria against civilians--particularly women and children--are on the rise. The findings were revealed in an ongoing survey of war violence being conducted by an international team of legal experts and investigators led by David Crane, professor at Syracuse University's College of Law, and former Chief Prosecutor of the Special Court for Sierra Leone, a war crimes tribunal.
In a telephone interview with ANSA, Crane said, "Up until now we've documented crimes against humanity and war crimes committed in Syria by both sides. Compared to 2011, the country is now a blood swamp that many are a part of, and the bloodiness continues to get worse." Since autumn 2011 the team led by the American law professor and made up of experts of "the highest profile," has been collecting proof as part of the Syrian Accountability Project (SAP), which Crane describes as "a group project that forms a bridge between collection of evidence and creation of a tribunal," and which will serve as the basis for a special tribunal for crimes committed in the Syrian war.
"We coordinate with the UN High Commissioner for Human Rights and we're in contact with the International Criminal Court, as well as members of the US Congress and the US administration," Crane added. "Several foreign NGOs work with us as well, such as No Peace Without Justice," he said, referring to the Italian non-profit founded by Italian Minister of Foreign Affairs Emma Bonino.

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