NPWJ in the news

L’universalità dei diritti umani: per fortuna ci sono i Radicali
Valter Vecellio, Cronache del Garantista, 27 Jul 2015

“Universalita’ dei Diritti Umani per la transizione verso lo Stato di Diritto e l’affermazione del Diritto alla Conoscenza”. E’ un obiettivo ambizioso quello che si pone la seconda Conferenza Internazionale che, con il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, il Partito Radicale assieme a Nessuno Tocchi Caino e Non c’è Pace Senza Giustizia convocano il 27 luglio a Roma nell’aula della commissione Difesa del Senato. Obiettivo ambizioso, ma non velleitario: tra i relatori il Ministro agli Affari esteri Paolo Gentiloni; il Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, il Ministro della Giustizia del Niger Marou Amadou, la Segretaria di Stato presso il Ministero delle Finanze della Tunisia Boutheina Ben Yaghlane Ben Slimane, l’ex Primo Ministro algerino Sid Ahmed Ghozali, l’ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, la parlamentare islandese Birgitta Jónsdóttir, il prof. Jianli Yang, il Senatore francese André Gattolin, la Segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, il Presidente dell’ALDE Party Sir Graham Watson, Furio Colombo, Aldo Masullo, Marco Pannella e altri ancora.
L’evento segue la Conferenza di Bruxelles “Ragion di Stato contro Stato di Diritto” del febbraio 2014 e le successive presentazioni a Ginevra, Londra, Parigi, Roma e Napoli. L’obiettivo è quello di proseguire l’iniziativa intrapresa un anno e mezzo fa approfondendo il percorso per l’affermazione del diritto alla conoscenza in sede ONU e promuovendo la comune transizione verso lo Stato di Diritto del mondo europeo e del mondo a maggioranza arabo-musulmana. La Conferenza, nell’ambito del diritto alla conoscenza tocchera’ ( anche se la questione, data la sua complessita’ e importanza meriterebbe una specifica riflessione e momento di confronto), tra le varie tematiche, il tema del segreto di stato.

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Opinion: European Federalism and Missed Opportunities
By Emma Bonino, Inter Press Service (IPS), 24 Jul 2015

In this column Emma Bonino, a leading member of the Radical Party, former European Commissioner and a former Italian foreign minister, argues that serious problems affecting Europe, like the Greek crisis and waves of migration, could have been addressed more quickly and efficiently if the European Union had embraced federalism.
“A serious political and social crisis will sweep through the euro countries if they do not decide to strengthen the integration of their economies. The euro zone crisis did not begin with the Greek crisis, but was manifested much earlier, when a monetary union was created without economic and fiscal union in the context of a financial sector drugged on debt and speculation.”
These words, which are completely relevant today, were written by a group of federalists, including Romano Prodi, Giuliano Amato, Jacques Attali, Daniel Cohn-Bendit and this author, in May 2012.
Those with a federalist vision are not surprised that the crisis in Greece has dragged on for so many years, because they know that a really integrated Europe with a truly central bank would have been able to solve it in a relatively short time and at much lower cost.

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Tra segreto di Stato e Diritto alla conoscenza
di Domenico Letizia, L'Opinione, 23 Jul 2015

La Conferenza del 27 Luglio sull’“Universalità dei Diritti Umani per la transizione verso lo Stato di Diritto e l'affermazione del Diritto alla Conoscenza” organizzata dal Partito Radicale, Nessuno tocchi Caino e Non c’è Pace senza Giustizia affronta, tra le varie tematiche, il tema del segreto di stato. Un’analisi storica della materia aiuta a comprendere l’immensa portata di ciò che si va ad affrontare.
Dal 1848 al 1914 si assiste al passaggio statuale dal “liberalismo alla democrazia”: l’affermazione diffusa del principio secondo il quale la sovranità risiedeva nella cittadinanza. Le varie monarchie, con intensità maggiore nell’impero tedesco, nell’Austria-Ungheria e in Spagna, cercano di contenere il “potere della democrazia”, che va affermandosi, attraverso l’istituto della prerogativa regia. In ambito accademico e in Storia delle Istituzioni Politiche, l’istituto della prerogativa regia è quel complesso di norme e principi in base ai quali il supremo potere di comando spetta, all’interno di una monarchia, in ultima analisi al re. Ma, anche l’istituzione democratica conserva la sua prerogativa regia: “il segreto di stato” che non permette la piena realizzazione della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani. I regimi costituzionali, spesso, risultano essere “incompleti” nell’ambito delle materie militari e di politica estera.

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Genocidio di Srebrenica, la Russia di Putin mette il veto all’Onu
Agenzi Radicale, 09 Jul 2015

Il 9 Luglio 1995, le truppe militari serbo-bosniache guidate da Ratko Mladic iniziano l’attacco alla città di Srebrenica che porterà al massacro di migliaia di musulmani bosniaci: circa 8.372 persone senza contare i dispersi. Tutto questo sotto gli sguardi dei caschi blu olandesi, colpevolmente inermi. A distanze di 20 anni l’Onu commemora la tragedia, che l’ha vista distinguersi in negativo nel corso della guerra in Jugoslavia, con il mancata approvazione della risoluzione che avrebbe messo nero su bianco al riconoscimento del “genocidio”.
Questo grazie, manco a dirlo, alla Russia, che ha esercitato l’ormai anacronistico potere di veto sul testo oggetto del voto, assecondando le richieste dei sodali serbo-sboniaci che avevano espressamente richiesto all’ambasciatore di Putin di ostacolare quella che è stata definita dai russi una risoluzione “non costruttiva, provocatoria e motivata politicamente”.
Degli altri paesi con potere di veto, Francia, Regno Unito e Stati Uniti hanno votato a favore della risoluzione, mentre la Cina si è astenuta.
Per Alison Smith, Consulente Legale di Non c'è Pace Senza Giustizia, “il veto russo sulla Risoluzione di commemorazione del genocidio di Srebrenica del 1995, accertato e riconosciuto da ben due corti internazionali, è semplicemente sconcertante; negare tutto questo in nome di un vago principio di uguaglianza tra le vittime è un insulto alla memoria di chi è morto e alla sofferenza di chi è rimasto”. “Per essere chiari, sostiene sempre Smith, il riconoscimento di crimini commessi contro un gruppo di individui non nega in nessun modo le sofferenze di altri gruppi. La Risoluzione avrebbe significato il riconoscimento ai massimi livelli politici delle ingiustizie inferte alle vittime di Srebrenica. Nulla di più nulla di meno, ma comunque un dato importante per quelle vittime. Esse hanno diritto a tutte le riparazioni possibili, e persino questo è stato negato ieri da alcuni membri del Consiglio di Sicurezza. "Bisogna - conclude il rappresentante di Non c'è Pace senza Giustizia - che il Consiglio di Sicurezza metta ordine in casa propria. Se non è in grado di esprimere consenso neppure su qualcosa che è stato accertato e dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio, che speranza possono avere oggi le vittime in Siria o altrove nel mondo?".

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Expo: diritti economici della donne in Africa e Mo, Unido li vuole sostenere
ONUITALIA, 07 Jul 2015

MILANO –  Ovunque nel mondo le donne sono un elemento essenziale dell’evoluzione dei singoli paesi, dal punto di vista economico e sociale e dei diritti individuali. Ma in molte aree del mondo, come in Medio Oriente e Nord Africa, le donne continuano ad incontrare molte più difficoltà nell’inserimento lavorativo senza tutele di alcun tipo.
Il tema, al centro del progetto  ‘Promoting women empowerment”, ‘ è stato affrontato a Milano in ambito Expo, dai promotori, l’Unido (United Nations Industrial Development Organization),  in cooperazione tra gli altri con Non c’è Pace Senza Giustizia (Npsg). L’obiettivo del progetto è il rafforzamento del ruolo della donna attraverso lo sviluppo industriale inclusivo e sostenibile nel Medio Oriente e Nord Africa. Finanziato per un milione dal governo italiano, contribuirà ad incentivare il ruolo delle donne nell’economia di sei paesi attraverso i sei ministeri dell’industria e l’offerta di assistenza tecnica alle sei associazioni nazionali nei paesi di riferimento: ‘Awtad’ in Egitto, ‘Bpw-A’ in Giordania, ‘Al Majmoua’ in Libano, ‘Afem’ in Marocco, ‘Bwf’ in Palestina e ‘Femmes & Leadership’ in Tunisia. In particolare, sosterrà la creazione e lo sviluppo di imprese guidate da donne, migliorando il contesto imprenditoriale per le donne imprenditrici e valorizzando il ruolo delle associazioni imprenditoriali femminili nella fornitura di servizi di qualità a livello nazionale e regionale.
A ottobre poi,  Unido, Npsg, Women for Expo e altri partner, organizzeranno a Milano una Conferenza per discutere le sfide che le donne incontrano nella regione per aprire ed espandere le loro imprese e network. La Conferenza intende promuovere il dialogo politico tra le varie parti interessate e i governi dei sei paesi selezionati per individuare le politiche e le riforme legislative necessarie a rafforzare il ruolo della donna nello sviluppo industriale. Promuoverà inoltre la collaborazione commerciale e di investimento attraverso il commercio interaziendale e altri mezzi.

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SYRIA: Exhibition of ‘Caesar’ Photographs – “Inside Syrian Authorities’ Prisons”
EurActiv, 07 Jul 2015

The European Parliament will host 34 photographs of the Caesar Exhibition. This project displays photographs of detainees’ bodies transferred from the Syrian regime’s prisons and detention centres to military Hospitals 607 and 601 where former military policeman of the Syrian army – known by the pseudonym “Caesar” – was assigned to photograph and document the bodies.
Caesar fled Syria in 2013 and smuggled out over 55,000 photos of approximately 11,000 Syrians tortured by the Assad regime since the start of the Syrian revolution in March 2011. The bodies show evidence of physical injury of the sort that would result from starvation, brutal beating, strangulation and other forms of torture and killing. The 11,000 victims photographed represent only a fraction of the systematic torture and killing that take place inside Syrian regime’s prisons.
The Caesar photographs were analysed by a first-rate legal and forensic team in early 2014 and then shared with and processed by the United Nations Independent International Commission of Inquiry (COI) which cited them as clear evidence of systematic human rights violations by the Assad regime.

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Expo: progetto per rafforzare ruolo donna in Medio oriente e nord Africa
Il Tempo / ADN Kronos, 06 Jul 2015

Rafforzare il ruolo della donna attraverso lo sviluppo industriale inclusivo e sostenibile in Medio oriente e nord Africa. Il progetto - 'Promoting women empowerment for inclusive and sustainable industrial development in the Mena region' - voluto da Unido, United nations industrial development organization, e Npsg, Non c'è pace senza giustizia, è cofinanziato dal governo italiano e punta a sostenere il ruolo della donna nelle economie di sei paesi: Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Palestina e Tunisia. L'iniziativa è stata presentata oggi nello spazio 'Me and We - Women for Expo' da, tra gli altri, Emma Bonino, fondatrice di Npsg, Giovanna Melandri, presidente di Human fondation, e Pier Andrea Chevallard, direttore di Promos. A promuovere i progetti per sostenere la creazione di imprese a guida femminile sarà la partnership tra i ministeri dell'industria dei paesi e alcune associazioni in ciascuno Stato: Awtad in Egitto, Bpw-a in Giordania, Al Majmoua in Libano, Afem in Marocco, Bwf in Palestina e Femmes&leadership in Tunisia. Bonino spiega che progetti come questo permettono di "creare sinergie e conoscenze" e valorizzare "quello che c'è già: realtà che non si erano incontrate tra loro e che possono sviluppare elementi importanti". L'ex ministro degli Esteri spiega che "Women for Expo vuole dare rilievo e visibilità" ai progetti al femminile per poi "costruire altro e costruire meglio, dando spazio alle relazioni umane".

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Qatari mission at UN office holds event on Syria’s future
Gulf Times, 27 Jun 2015

The Permanent Mission of the State of Qatar to the United Nations at Geneva, in collaboration with the permanent missions of France, Turkey, Germany, the Netherlands, Belgium and the United States, and the organisation - No Peace Without Justice - organised yesterday an event “under the title “Syria after tyranny: the achievement of a democratic and 
multi-parties future”.
The event was held on the sidelines of a Human Rights Council session. The participants included Hisham Marwa, deputy chairman of the Syrian National Coalition; Hussein al-Sabbag, secretary general of the European - Syrian Democratic Forum; Imad al-Din Rashid, head of the political office of the National Syrian movement; Basma Kodmani of the Arab initiative for reform; Amir Kazkaz from centre documenting violations in Syria; and Alison Smith, legal adviser to “No Peace without Justice”. Marwa was the 
keynote speaker.
The event highlighted ways to obtain victims’ rights, accountability mechanisms, the role of civic participation as prerequisites to ensure the establishment of a fair democracy in Syria to break the tyranny of extremism and dictatorship, with the need to remind the international community that in order to reach a lasting political solution to the war in Syria, obstacles to accountability must be overcome and to hold accountable all who are responsible for their crimes. 
Speaking at the event, Mohannad al-Hammadi, acting charge d’affaires of the Qatar’s Permanent Mission to UN, confirmed the full confidence in the ability of Syrian people to victory and get rid of the authoritarian Assad regime which has persistently continued in its crimes and violations of all the rights of the Syrian people, and that there would not be fear for the future of Syria after the demise of tyranny and the removal of the Assad regime. 
Al-Hammadi expressed Qatar’s belief in the ability and seriousness of Syrians who will work on the leadership of the transitional political process, and eliminate all extremist and terrorist groups backed by the regime.

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Giustizia: diritti umani, una sfida impossibile se non c'è "conoscenza"
di Domenico Letizia, Il Garantista / Ristretti Orizzonti, 23 Jun 2015


Il Partito radicale nonviolento, Non c'è Pace senza Giustizia e Nessuno tocchi Caino hanno convocato la seconda conferenza internazionale "Universalità dei diritti umani per la transizione verso lo stato di diritto e l'affermazione del Diritto alla Conoscenza", che si svolgerà il 27 Luglio a Roma, presso il Senato.
Gli obiettivi di questa campagna sono fondamentali per la visione e il mandato delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni quali l'Unione europea e la Lega degli Stati Arabi. Gli ascoltatori di Radio Radicale, soprattutto quelli della conversazione settimanale della domenica pomeriggio con Marco Pannella, da qualche tempo hanno abituato il proprio udito a prestare attenzione alle dichiarazioni di Pannella sull'Onu.
E hanno compreso quanto saranno determinanti, in questo campo, le analisi di conferenze che in futuro dovrebbero aversi a Bruxelles o Ginevra, la partecipazione a tali conferenze di Special Rapporteurs, di esperti indipendenti, di membri delle Ong. E ancora, militanti e simpatizzanti radicali avranno colto le novità provenienti dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ci si interroga dunque su come proseguire la campagna all'Orni del Partito radicale per lo stato di diritto e il diritto umano alla Conoscenza.

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No business as usual as Al-Bashir flees South Africa
CICC Global Justice Newsletter, 16 Jun 2015

A South African court’s consideration of a civil society request for the arrest of Sudanese President Omar Al-Bashir has demonstrated that it is no longer business as usual for fugitives from international justice.
With Al-Bashir in South Africa to attend an African Union (AU) summit, the South African Litigation Center filed a motion in Pretoria’s high court to compel the execution of two ICC arrest warrants for the Sudanese president. The court ordered Al-Bashir to remain in the country pending a ruling on the matter, but he fled before a decision on the arrest motion was issued.
(...)
Alison Smith, international criminal justice director for No Peace Without Justice: “We commend the South African Litigation Centre for bringing this petition. This is really an example of what we as ordinary citizens can do to try to hold our governments to their international commitments. We also commend the South African judicial system: it should not be noteworthy for judges and lawyers to uphold the law, but to do so in the face of almost overwhelming political opposition is a courageous act. We only wish the South African authorities had as much integrity as their countryfolk in the face of this sad state of affairs. If they truly did not want to arrest President al-Bashir, they simply should not have invited him.”

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L’Egitto instabile
OltreRadio, 15 Jun 2015


Ospite oggi Sabrina Gasparrini, di Non c’è Pace senza Giustizia, per parlare della fase di instabilità che attraversa l’Egitto. Nel corso della trasmissione l’intervista a Francesco Anfossi, caporedattore di Famiglia Cristiana, che ha scritto, per l’ultimo numero di East, l’articolo “Guerra e Pace secondo Bergoglio”.

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Sheikh Salman detention absurd, unnecessary
Press TV, 10 Jun 2015


The head of a human rights organization has urged the freedom of Bahrain's prominent Shia cleric and opposition leader Sheikh Ali Salman, describing the cleric’s detention as “absurd.”
Niccolò Talamanca, the secretary general of the human rights organization of No Peace Without Justice, in a video message, called for the release of Sheikh Ali Salman, describing the senior Shia cleric as a “well-known public figure.”
The head of the rights organization further said in the video that Salman’s public and private statements “have consistently been those of a message of nonviolence.”
The Bahraini regime arrested the opposition leader on December 28, 2014 on charges that included attempts to overthrow the incumbent regime and collaboration with foreign powers. He denies the charges.
The charges of incitement of violence against Salman “are clearly ill-founded and are a way to punish him without evidence,” Talamanca stated.
“The further detention of Sheikh Ali Salman stands as an indictment of the judicial system in Bahrain,” he said, adding, “If the charges are related to his public statements then his… detention for investigations is absurd and unnecessary.”
“How can there be a need to detain somebody pending investigations when the investigations are on public statements?” he asked.
The rights activist also said that the detention of the head of the opposition bloc al-Wefaq National Islamic Society “is done to punish him and an attempt to radicalize the society.”
He added that the top cleric is put in detention “to create a disruption within the society," noting that Salman's detention benefits "those within the administration in Bahrain who have chosen the path to violence and disturbance against the path of nonviolence which is the path chosen by Sheikh Ali Salman.”
Several international human rights organizations have slammed the Bahraini regime for detaining Sheikh Salman.
On June 5, Amnesty International dismissed as “groundless” the charges brought by the Bahraini judiciary against the prominent opposition leader, calling for his immediate release from prison.

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Ex-LRA commander appears before ICC judges
SMSMEDIA (Uganda), 20 May 2015


Former Lord’s Resistance Army (LRA) commander Dominic Ongwen has appeared before judges at the International Criminal Court (ICC) in the run up to his trial. This is his first appearance before judges since his first reception in The Hague in January, to hear lawyers negotiate on the timelines and finer details of his impending trial. The Ugandan faces seven charges or war crimes and crimes against humanity. His international arrest warrant was one of the first the ICC ever issued on its formation in 2005. Ongwen and the LRA are accused of killing an estimated 100 00 people and butchering, raping and maiming thousands of others across Northern Uganda, South Sudan and the Central African Republic.
ICC Spokesperson, Fadi El-Abdullah says, “The court has started the preparations for the proceedings in his case. Starting by separating his case from the case regarding Mr Joseph Kony and the other leaders of the LRA against whom the ICC had delivered arrest warrants.” The LRA is thought to have enlisted as many as 20 000 child soldiers. Ongwen was himself one of them, but rose through the ranks and built himself a fearsome reputation as a ruthless commander.
Some observers say the ICC should be putting him before judges more frequently. No Peace Without Justice’s Niccolo Figa-Talamanca says, “Four months is quite a long time considering that the case has been open for 10 years. The prosecutor in an ordinary circumstance is expected to be ready for trial when they go and confirm the charges which were a long, long time ago when the first warrant of arrest was issued. Of course 10 years is also a mitigating factor for the prosecutor that can say well in the meanwhile, the witnesses have spread all over and we have to catch up with them.”

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Elimination des mutilations génitales féminines : La Déclaration de Dakar en gestation
Le Quotidien (Sénégal), 13 May 2015


La Société civile sénégalaise, qui lutte depuis des années contre les Mutilations génitales féminines (Mgf), attend le premier draft qui sera intitulé la Déclaration de Dakar. Dans ce document, les activistes pour les droits des femmes et des filles, en conclave hier à Dakar avec l’Ong No peace without justice, les femmes juristes du Sénégal, l’Assemblée nationale et le ministère de la Femme vont se pencher sur les insuffisances et les failles de la stratégie nationale de lutte contre les Mgf, mais aussi sur les goulots d’étranglement qui empêchent l’application de la loi 99/05 interdisant la pratique des mutilations génitales féminines au Sénégal. Ceci, en vue de mettre en œuvre la résolution 69/150 de l’Assemblée générale des Nations-Unies. Laquelle résolution exhorte les pays à condamner les pratiques nocives des Mgf. Au Sénégal, s’est félicité Alvilda Jablonko, de No peace without justice, il y a tout pour aller vers une élimination des Mgf, comme le stipule les Nations-Unies. «Un cadre institutionnel, législatif, une stratégie nationale et une Société civile forte pour lutter contre de telles pratiques», note-t-elle. Notre pays dispose d’un «excellent» cadre législatif et pénal qui réprime la pratique des Mgf. «Ce qui a valu peut-être des résultats assez importants, si l’on en croit l’Eds 2014 qui estime le nombre de femmes excisées à 25% contre 28% ces dernières années», croit savoir le représentant de l’Unicef dans cet atelier. Le rythme est lent, laisse entendre Diatou Cissé Badiane, journaliste, activiste des droits des femmes et des filles mais rappelle-t-elle, «le changement de comportement ne s’effectue pas du jour au lendemain».

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Croisade contre les mutilations génitales : Diverses organisations de la Société civiles en concertation à Dakar
Saër Dial & Idrissa Diop Idy, L’Actuacho, 13 May 2015

Classées ‘’vieille histoire’’ par certains, les mutilations génitales refont surface et de manière plus belle dans la sous-région Ouest africaine. Diverses organisations de la société civile se sont rencontrées à Dakar pour mener une croisade contre ce fléau.
Réunies le mardi 12 mai 2015,  appuyées par le ministère de la Femme, de la Famille et de l’Enfance, elles ont engagé un processus de plaidoyer à travers la mise en œuvre d’un projet régional dénommé «BanFGM : pour l’élimination des mutilations génitales féminines».
La rencontre qui a réuni les acteurs impliqués dans la lutte contre les MGF vise à informer les autorités nationales sur la nécessité d’application de la résolution et de proposer des mécanismes adéquats au niveau national pour le respect de la loi 99-05. Diatou Cissé Coulibaly, la modératrice de la rencontre de lancement du projet, a indiqué que « le Comité Interafricain sur les pratiques traditionnelles (CIAF), No peace Without Justice (NPWJ), l’Association des juristes sénégalaises, Femnet Sénégal, la Palabre vont mettre en œuvre ce projet pour renforcer les efforts et veiller à l’application de la loi interdisant les mutilations génitales féminines ».
Selon elle, il s’agit « d’inciter l’Etat du Sénégal à la mise en œuvre de la Résolution 69/150 de l’Assemblée générale des Nations unies interdisant les MGF dans le monde en vue d’une application effective de la loi votée par l’Assemblée nationale en janvier 1999 ».
Pour rappel, que depuis 1999, le Sénégal s’est doté d’une législation interdisant les mutilations génitales féminines, conformément à ses engagements internationaux dans ce domaine.
« Aujourd’hui, il s’avère important d’intensifier les efforts menés par l’ensemble des acteurs afin d’atteindre l’objectif de la Tolérance Zéro aux MGF », selon les organisations de la société civile.
Parmi les attentes, il a été souligné, des déclarations d’engagement du gouvernement et des partenaires au développement qui seront adoptées et rendues publiques au cours de la prochaine rencontre régionale.
Les participants vont aussi suggérer des solutions de renforcement des stratégies favorables à la dynamique de transformation sociale en perspective de l’élimination des MGF, une vision conforme à la résolution des Nations Unies, selon les termes de référence de la rencontre.

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Canada to fund investigations into ISIL crimes
The BricsPost, 13 May 2015


Just six weeks after extending and expanding its military operations against the Islamic State in Iraq and the Levant (ISIL, or ISIS), Canada now says it will provide funding to an unnamed independent organization investigating possible war crimes committed by the extremist militant group.
The Canadian government said on Tuesday that it will provide about $1 million for a one-year period to the organization which has since January 2014 been compiling evidence against ISIL and its leaders in Syria.
Following the fall of Mosul, Iraq’s second largest city, to ISIL in June 2014, the organization expanded the range of its investigations to Iraq as well.
Ottawa’s funding comes amid a chorus of warnings from the UN and human rights groups that ISIL is committing atrocities in both Iraq and Syria.
In April, the UN’s human rights council published a report saying that ISIL appeared to be keen on wiping out the ethnic Yazidi minority in Iraq.
It said that possible genocide charges would fall under a greater charge of potential war crimes and crimes against humanity. It called for the International Criminal Court to intervene.
Human Rights Watch has also said that ISIL fighters were systematically raping Yazidi women. Other observers have said that ISIL had kidnapped thousands of Yazidis, including many women. ISIL released a number of Yazidi children and elderly in January, and again in April.
Meanwhile, “Minority communities in Iraq have been targeted by the Islamic State of Iraq and al-Sham (ISIS) in a systematic strategy to remove them permanently from large areas of Iraq,” a group of human rights organizations said in a February report delivered to the Human Rights Subcommittee of the European Parliament in Brussels.
Titled Between the Millstones: Iraq’s Minorities Since the Fall of Mosul – the report compiled from comprehensive field work and interviews by a number of groups including the Institute of International Law and Human Rights (IILHR), Minority Rights Group International (MRG), No Peace Without Justice (NPWJ) and the Unrepresented Nations and Peoples Organisation (UNPO).

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Plaidoyer pour l’élimination des mutilations génitales féminines
Agence de Presse Sénégalaise (APS), 12 May 2015


Dakar, 12 mai (APS) – Diverses organisations de la société civile appuyées par le ministère de la Femme, de la Famille et de l’Enfance, ont engagé un processus de plaidoyer à travers la mise en œuvre d’un projet régional dénommé ‘’BanFGM : pour l’élimination des mutilations génitales féminines’’.
Le Comité Interafricain sur les pratiques traditionnelles (CIAF), ‘’No peace Without Justice’’ (NPWJ), l’Association des juristes sénégalaises, FemnetSénégal, la Palabre vont mettre en œuvre ce projet pour ‘’renforcer les efforts et veiller à l’application de la loi interdisant les mutilations génitales féminines’’, a expliqué Diatou Cissé Coulibaly, modératrice de la rencontre de lancement du projet tenue mardi à Dakar.
Il s’agit ‘’d’inciter l’Etat du Sénégal à la mise en œuvre de la Résolution 69/150 de l’Assemblée générale des Nations unies interdisant les MGF dans le monde en vue d’une application effective de la loi votée par l’Assemblée nationale en janvier 1999’’, a t –elle ajouté.
En effet, elle a rappelé que depuis 1999 l’Etat s’est doté d’une législation interdisant les mutilations génitales féminines, conformément à ses engagements internationaux dans ce domaine.
Aujourd’hui, il s’avère important d’intensifier les efforts menés par l’ensemble des acteurs afin d’atteindre l’objectif de la ‘’Tolérance Zéro aux MGF’’, selon les organisations de la société civile.
La rencontre qui a réuni les acteurs impliqués dans la lutte contre les MGF vise à informer les autorités nationales sur la nécessité d’application de la résolution et de proposer des mécanismes adéquats au niveau national pour le respect de la loi 99-05.
Les participants vont ainsi suggérer des solutions de renforcement des stratégies favorables à la dynamique de transformation sociale en perspective de l’élimination des MGF en conformité avec la résolution des Nations Unies, selon les termes de référence de la rencontre. A la fin des travaux, des déclarations d’engagement du gouvernement et des partenaires au développement seront adoptées et rendues publiques au cours de la prochaine rencontre régionale prévue dans le cadre du projet déroulé également au Burkina Faso, Côte d’Ivoire, Gambie, Guinée, Mauritanie, Niger.

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Niccolo' Figa-Talamanca comments on the complaint against Goodwill Zwelithini submitted to the ICC
South African Broadcasting Corporation (SABC), 29 Apr 2015


The International Criminal Court in The Hague has acknowledged receipt of a complaint of alleged hate speech against Zulu King Goodwill Zwelithini. A Nigerian Human Rights Organisation - the Socio-Economic Rights and Accountability Project- or SERAP - filed a petition with the ICC requesting a probe into the deaths of foreign nationals in South Africa. Analysts, including Niccolo' Figa-Talamanca, Secretary-General of No peace Without Justice, comments on the complaint.

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Libya: Alkarama Calls On State Delegations to Make Appropriate Recommendations Ahead of the State's Upcoming Universal Periodic Review
All Africa, 14 Apr 2015


On 10 April 2015, Alkarama briefed representatives from permanent missions in Geneva on its priority recommendations in view of Libya's Universal Periodic Review (UPR), which will be held in Geneva on 13 May 2015. Alkarama presented the key issues which need to be urgently addressed by Libya, in particular torture, enforced disappearances, the targeting of civilians by different groups and the inefficiency of the judicial system.
 
The UPR involves a review of the human rights record of all UN Member States by the Human Rights Council every four years. The reviews take place through an interactive discussion between the State under review and other UN Member States. Non-Governmental Organisations (NGOs) can submit information which can be referred to by any of the States taking part in the interactive discussion.
 
The meeting was organised by UPR Info, an NGO that aims to make the UPR process an effective mechanism to improve human rights on the ground, and was attended by the National Council for Civil Liberties and Human Rights (NCCLHR) - the Libyan National Human Rights Institution (NHRI) - and other NGOs, including Libyan Women's Platform for Peace, Lawyers for Justice in Libya, No Peace Without Justice and Human Rights Solidarity - Libya.

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Parlano le donne tunisine: “Non abbiamo paura del terrorismo”
Sara Ficocelli, Repubblica, 02 Apr 2015


All’indomani del feroce attentato al Museo Bardo, la Tunisia è ancora sconvolta. Ma la società civile non si arrende e grida la propria voglia di cambiare. In prima fila, come spesso accade nelle fasi di cambiamento più delicate, le donne. Ne abbiamo intervistate alcune che vivono nel Paese per capire cosa succede nell’unico Stato che dopo la primavera araba è riuscito a portare avanti la transizione in maniera democratica.
Pochi lo sanno, ma nella società tunisina le donne hanno sempre avuto un ruolo importante e godono di un'emancipazione incomparabile rispetto ad altri Paesi arabi, soprattutto per motivi storici. Testimonianza viva sono gli articoli della Costituzione, che riconoscono alla donna pari opportunità rispetto all'uomo e vedono lo Stato come garante dei diritti acquisiti dalla popolazione femminile, nonché promotore delle misure necessarie a garantire loro l'uguaglianza nelle assemblee elettive e impegnato a eradicare la violenza di genere. “Tuttavia – spiega Greta Barbone di No Peace Without Justice (NPSG - www.npwj.org) - nonostante i progressi sul piano costituzionale, gli anni successivi alla rivoluzione hanno fatto registrare dei passi indietro al Paese sul piano pratico. Le donne al giorno d’oggi subiscono discriminazioni di varia natura e sono vittime di violenza, ma quasi mai questi casi vengono perseguiti dalla giustizia. Talvolta non sono neppure denunciati”.

L’associazione di cui fa parte Greta lavora in Tunisia dal marzo 2011 in collaborazione con l’Al-Kawakibi Democracy Transition Center (KADEM - www.kawakibi.org) per favorire la transizione democratica e la costruzione di un ordinamento dove possa svilupparsi lo Stato di diritto attraverso il rafforzamento della società civile e della giustizia. Ed è proprio l’associazionismo una delle chiavi di volta principali del progresso nel Paese: molte sono, ad esempio, le organizzazioni che operano a favore della tutela dei diritti delle donne, una per tutte l'Association Tunisienne des Femmes Démocrates (femmesdemocrates.org.tn), che tutt’oggi ha un ruolo di rilievo nel Paese. “Non parlerei però del movimento femminile di protesta contro il terrorismo – precisa Barbone -  come qualcosa di diverso rispetto al movimento generale che si è sviluppato nel Paese dopo la caduta del regime di Ben Ali. Le donne, come sempre è accaduto e accade in Tunisia, hanno partecipato e continueranno a partecipare al movimento anti-terrorismo e pro-democrazia insieme agli uomini durante le manifestazioni di piazza e prenderanno parte alle iniziative politiche. Forse è proprio questo il dato più significativo dell'emancipazione femminile in questo Stato: le donne non hanno bisogno di un movimento a parte. Sono alla testa di quello nazionale e partecipano attivamente”.
In Tunisia, diversamente da altri Paesi della regione nordafricana, l'Islam politico non è una realtà storica consolidata e la scelta del Museo Bardo come obiettivo terroristico ha danneggiato un importante settore economico per il Paese, il turismo, che già aveva subito un duro contraccolpo rispetto ai livelli precedenti al 2011. “Si tratta ora di vedere – conclude Barbone - se e quali effetti questo episodio avrà sulla coabitazione tra il partito di maggioranza Nidaa Tunis e gli islamisti di Ennahdha. Governo e opposizione dovranno lavorare insieme per contrastare l'avanzata del terrorismo”.

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A chance to save Syria that world leaders must seize this week
The Guardian, 29 Mar 2015


From hundreds of miles in space, stunning images of the dramatic loss of light in Syria have captured the human tragedy caused by four years of brutal conflict (Satellites capture how the lights have gone out in Syria, theguardian.com, 12 March). The UN security council has resolutely failed to assist and protect civilians, but governments now have the chance to reverse this descent into darkness.
On Tuesday world leaders will meet in Kuwait, where the UN will request their support to fund the £5.6bn required to keep millions of people alive. This amount, to be shared among all nations, is barely more than Sky Sports spends on the rights to broadcast Premiership matches.
Providing humanitarian assistance to Syria’s beleaguered people is no panacea – that requires a political solution – but it is a vital lifeline for millions of people left in the dark. In Kuwait, the British government must continue to pay, and urge others to commit to pay, their fair share in order turn the lights back on in Syria.

John Nduna ACT alliance
Chris Roles Age International
Philip Luther Amnesty International
Laurie Lee Care International UK
Leigh Daynes Doctors of the World UK
Dr Simon Adams Global Centre for R2P
Toby Porter HelpAge International
David Miliband International Rescue Committee
Dr Mohamed AshmaweyIslamic Relief
Lina Sergie Attar Karam Foundation
Tony Laurence Medical Aid for Palestinians
Simon O’Connell Mercy Corps Europe
Niccolò Figà-Talamanca No Peace Without Justice
Lisa Pearce Open Doors UK & Ireland
José Henríquez Pax Christi International
Donna McKay Physicians for Human Rights
Kate Ferguson Protection Approaches
Friedrich Bokern Relief and Reconciliation for Syria AISBL
Dr Haytham Alhamwi Rethink Rebuild Society
Dr Jihad Qaddour Syria Relief and Development
Dr Zaher Sahloul Syrian American Medical Society
Victor Amisi Sulubika Vision Gram International

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Ethnic Cleansing in Iraq -- Extremists Need to Be Confronted
By Geoffrey Johnston, AINA, 11 Mar 2015


History teaches us that when the world waits too long to confront extremist movements, innocent people will be slaughtered and ancient artifacts destroyed by religious fanatics who seek to recreate some idealized notion of the past.
When the Taliban came to power in Afghanistan, the violent Islamist movement was determined to force Afghans to live under strict Islamic law, eschewing any and all influences that were deemed to be un-Islamic.
For example, the world was shocked when the Taliban forced women to don burkas and forbade girls to attend school. The brutal Islamist regime upped the ante in 2001, ordering the destruction of ancient artifacts, including the Bamiyan Buddhas.
Yet the world remained passive in the face of evil.
All the while, the Taliban were hosting Osama bin Laden and his terrorist network. Al-Qaida used Afghanistan as a training ground and base of operations, setting the stage for the worst terrorist attack in world history.
After the devastating jihadist strikes on the United States of Sept. 11, 2001, the world could no longer ignore the Taliban. The U.S. and its NATO allies responded with massive force, sweeping the Islamists from power.
However, the world seems to have forgotten the lesson of Afghanistan and the imperative of confronting powerful extremist movements before they commit mass murder.
Since June 2014, the Islamic State, also known as ISIS or ISIL, has taken over large parts of Iraq and displaced millions of civilians. Although Islamic State forces have killed Sunni and Shia Muslims, they are clearly engaged in a systematic campaign to rid Iraq of non-Muslims and ethnic minority communities, including Assyrian Christians.
A recent report issued by a coalition of nongovernmental organizations (NGOs) confirmed that "ethnic and religious minorities have been particularly targeted, including Christians, Kaka'i, Shabak, Turkmen and Yezidis, with thousands killed and many more injured or abducted."
"Summary executions, forced conversion, rape, sexual enslavement, the destruction of places of worship, the abduction of children, the looting of property and other severe human rights abuses have been committed repeatedly by ISIS," alleged the report, entitled Between the Millstones: The State of Iraq's Minorities Since the Fall of Mosul.
The report was a collaboration between four NGOs -- the Institute for International Law and Human Rights; No Peace Without Justice; the Unrepresented Nations and Peoples Organization; Minority Rights Group International. The report was underwritten by the Department of Foreign Affairs, Trade and Development Canada and the European Union.

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Teatro: un 8 marzo speciale per Bonino e Dandini a Tunisi
ANSAmed, 09 Mar 2015


TUNISI - Grande successo a Tunisi per la prima dello spettacolo teatrale 'Ferite a morte', scritto da Serena Dandini con la collaborazione di Maura Misiti, andato in scena per la prima volta in un Paese arabo e musulmano, con la partecipazione dell'ex ministro degli Esteri Emma Bonino.
La sfida era proprio questa, esordire in zone dove l'emancipazione delle donne non è così scontata. "Con questa iniziativa - spiega Emma Bonino - usciamo dal mondo occidentale grazie all'impegno di donne tunisine coraggiose, perché la violenza domestica è un fenomeno praticato in tutte le parti del mondo. Uno sport ancora diffusissimo che non ha bisogno di stati né di olimpiadi".
La Tunisia infatti è un paese in cui il Codice dello statuto personale ha consentito alle tunisine di godere di una condizione unica nel mondo arabo, ma in cui spesso i diritti rimangono tali solo sulla carta. Per esempio, da tempo il Parlamento tunisino attende di votare una legge organica sulla violenza contro le donne e, secondo un recente studio, le donne vittime di violenze psicologiche arriva al 48% mentre quelle di tipo fisico al 32%.
La Tunisia ha subito negli ultimi anni le influenze dell'islam politico al potere con il velo tornato nelle università. L'inserimento, lo scorso anno, del principio dell'uguaglianza dei diritti di donne e uomini in Costituzione è stato il risultato di una difficile mediazione tra tutte le forze politiche e soprattutto una forte risposta della società civile. Ed è proprio alle rappresentanti della società civile e delle associazioni che da sempre si battono per i diritti delle donne in Tunisia che Serena Dandini ha affidato i racconti di Ferite a morte, al Teatro 4ème Art, ieri in occasione della Giornata internazionale della donna.
Ispirandosi alla famosa Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master, gli spoon di Ferite a morte attingono alla cronaca e alle indagini giornalistiche dando voce alle donne che hanno perso la vita per mano di un marito, un compagno, un amante o un 'ex', in un immaginario racconto postumo. A togliere loro la vita, è stato lui, l'uomo, il mostro che avevano a casa, il mostro che torna a casa ubriaco, il mostro che vuole vedere soddisfatti tutti i suoi desideri, il mostro che non sopporta il talento femminile, il mostro che stupra, il mostro che comanda nel nome dell'onore e della superiorità. Sul palco, assieme a Serena Dandini, Maura Misiti ed Emma Bonino, oratrici d'eccezione a raccontare in francese, arabo letterario e dialetto tunisino. Majdoline Cherni (segretario di stato), Jalila Baccar (attrice), Fatma Saidene (attrice), Bochra Belhaj Hmida (deputata), Latifa Lakhdhar (Ministro tunisino della cultura), Basma Khalfeoui (presidente della fondazione Chokri Belaid), Nedia Khiari (caricaturista), Meriem Belkadhi (giornalista), Raja Dahmeni (ATFD), Lina Ben Mhenni (blogger), Najoua Rezgui (ex prigioniera politica), Amira Yahyaoui (presidente di Bawssala), Amel Hamrouni (cantante).
La presenza sul palco della ministra della Cultura, Latifa Lakhdar, testimonia l'impegno del nuovo esecutivo per l'affermazione dei diritti delle donne in Tunisia. Emma Bonino, accolta da un caloroso applauso del pubblico, alla fine dello spettacolo visibilmente soddisfatta, ha spiegato che cambiare il mondo è possibile, mentre la Dandini ha affermato che i cambiamenti nella società non avvengono di colpo, ma bisogna lottare ogni giorno per arrivare alla meta prefissata, per questo essere a Tunisi ha significato molto.
L'evento si è svolto in collaborazione con Fidh (Federazione internazionale dei diritti dell'uomo, filiale Tunisia), Ltdh (Lega tunisina dei diritti dell'uomo), Afdt (Association femmes démocrates tunisiennes), le Ong italiane Cefa Onlus, Gvc Onlus, e No Peace Without Justice, con il sostegno dell'Istituto italiano di Cultura di Tunisi e il patrocinio del Ministero degli Esteri, Ambasciata Italiana a Tunisi e Regione Emilia Romagna.

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8 marzo: con Bonino “Ferite a morte” arriva in Tunisia, prima volta Paese arabo
Onultalia, 08 Mar 2015


TUNISI – Con Emma Bonino “angela di questo progetto”, i monologhi sul femminicidio “Ferite a Morte” di Serena Dandini con la collaborazione di Maura Misiti approdano per l’8 marzo in Tunisia e sara’ la prima volta in un Paese arabo.
Le storie di donne vittime di violenza in casa narrate da donne saranno lette  nella Salle 4ème Art  di Tunisi in occasione della Giornata Internazionale della Donna, grazie alla collaborazione con FIDH, Federazione internazionale per i diritti umani, e le due organizzazioni tunisine, la Lega tunisina per i diritti umani (LTDH) e l’Associazione tunisina delle donne democratiche (TANF).
Tra le lettrici, oltre alla Dandini e alla Misiti, le attrici Jalila Baccar  e Fatma Saidenne, Bochra Belhaj Hmida (deputata del Governo Tunisino), Latifa Lakhdhar (Ministro della Cultura del Governo Tunisino), Besma Khalfeoui (presidente della fondazione Chokri Belaid), Nadia Khiari (caricaturista), Raja Dahmeni (ATFD), Amira Yahyeoui (presidente della ONG Bawssala), Meriem Belkadhi (Nessma TV), Amel Hamrouni (cantante). Sul palco per l’occasione l’ex ministro degli Esteri Emma Bonino. Il progetto ha ricevuto il patrocinio del Ministero degli esteri, dell’Istituto Italiano di Cultura a Tunisi e dell’Ambasciata d’Italia.
“Ferite a morte” viaggia da oltre due anni. I monologhi sono stati presentati alle sedi Onu a New York e Ginevra, Washington, Bruxelles, Londra, Lussemburgo e Strasburgo e Parigi. Dopo Tunisi sara’ la volta di Erevan, Istanbul, Vienna e Varsavia. La Bonino e’ ”l’angelo di questo progetto” per averle sottoposto il testo ”per prima, prima di decidere di andare avanti’, ha detto la Dandini secondo cui la violenza contro le donne “e’ un problema senza passaporto”.
Hanno collaborato alla realizzazione del progetto CEFA Onlus, GVC Onlus, No Peace Without Justice, Unipol Banca, Legacoop Romagna e la Regione Emilia Romagna. (7 marzo 2015).

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Tunisia: Taieb Baccouche Meets Italian Former Foreign Minister
TAP / All Africa, 07 Mar 2015


Tunis, — Minister of Foreign Affairs Taieb Baccouche met, Saturday in Tunis, with Mrs. Emma Bonino, Italian former Minister of Foreign Affairs who was accompanied by Italy's Ambassador in Tunis Raimondo de Cardona.
The meeting, which was attended by Secretary of State for Foreign Affairs M'Hamed Ezzine Chelaifa, focused on the situation in Tunisia, the Tunisian-Italian co-operation and the situation in the region, a Foreign Ministry press release reported.
After having successfully completed its democratic transition and entered a new stage of political stability, Tunisia is now focusing on development issues and centering its efforts on the social and economic situation and security, Taieb Baccouche said.
He highlighted the importance given to co-operation with Euro-Mediterranean partners to meet the challenges, commending Italy for its support to Tunisia's transition process.
The two officials also reviewed the progress of co-operation between Tunisia and Italy. Emphasis was laid on the gradual increase in the flow of Italian tourists to Tunisia, particularly the increasing number of Italian retirees who choose to settle down in Tunisia, according to the same source.
Mrs. Emma Bonino suggested that Tunisia hosts the next World Congress for Freedom of Scientific Research before the end of 2015, with the participation of 300 scientists from around the world.
The Minister of Foreign Affairs welcomed this proposal and told Mrs. Bonino he will work for its materialisation, in collaboration with the other concerned departments and the civil society, said the release.

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South Sudan: Delayed Peace Means No Justice for War Crime Victims
By Andrew Green, IRIN / All Africa, 06 Mar 2015


Kampala — Regional negotiators had warned that yesterday was the "last chance" for South Sudan's warring parties to reach a resolution, but even a renewed threat of sanctions from the international community was not enough to bring the two sides to an agreement.
The talks are scheduled to resume today in Addis Ababa, though participants are cautioning that there is little common ground. This round of negotiations has taken on heightened significance and if it ends in failure it will be a significant blow - not just to hopes that an end to the fighting is near, but to efforts at seeking justice for victims of the horrific human rights abuses that have taken place over the past 15 months.
Peace, civil society activists said, is necessary to fully pursue accountability for these crimes, which include ethnically targeted killings, torture and rape. And accountability is critical if the country hopes to break what some activists describe as a cycle, not just of impunity, but of rewarding violence with political power. But faced with the reality of the faltering talks, local and international human rights groups are suggesting that justice need not be held hostage to the negotiations in the Ethiopian capital. Instead, they are pushing for the United Nations and the African Union to at least begin assembling a mechanism for accountability so that perpetrators know that when the fighting finally ends, there will be a reckoning.
A May United Nations report is the closest thing to a comprehensive investigation of the crimes against humanity that have occurred in South Sudan - and it is nearly a year out of date. Still, it offers a window into the scale of the abuses citizens have suffered.
It documents an incident at the outset of the fighting when government soldiers are accused of having rounded up and killed more than 300 civilians who shared the same ethnicity as former vice president Riek Machar, now the leader of the rebellion. In another instance in April, after overrunning Unity state capital, Bentiu, forces loyal to Machar allegedly massacred hundreds of civilians hiding in hospitals, mosques and churches.
(...)
The Sudan People's Liberation Army's (SPLA) decades-long rebellion against the north was marred by internal conflicts. The most infamous episode came when Machar, a senior commander, defected from the SPLA in 1991. The troops who left with him went on to slaughter thousands of civilians in the Jonglei state capital in an episode known as the Bor massacre. It did not prevent Machar from rejoining the SPLA more than a decade later and rising to vice president in the country's first government.
(...)
Machar's rise and the amnesty of the rebel leaders also contributed to a perception in South Sudan that "unless you're killing people, you don't matter, you don't get a seat at the table", said Niccolò A. Figà-Talamanca, the secretary-general of the Rome-based group No Peace Without Justice. "Breaking the cycle of impunity is about breaking that dynamic" and setting South Sudan on a different course.

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Diritto internazionale umanitario e protezione dei civili nei conflitti armati. Il caso di Khojaly
Domenico Letizia, Clandestinoweb, 28 Feb 2015


Il 25 Febbraio 2015, a Roma, si è tenuto il convegno internazionale “Diritto internazionale umanitario e protezione dei civili nei conflitti armati. Il caso di Khojaly”. Il convegno organizzato dal Comitato Helsinki Italia per i diritti umani con la collaborazione della Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo ha ottenuto il patrocinio del Senato della Repubblica Italiana. I lavori diritti da Antonio Stango del Comitato Helsinki hanno visto la partecipazione di numerose personalità nella tutela e promozione dei diritti umani. Tra i presenti, il senatore Luigi Manconi che ha analizzato l’attività della commissione per la tutela dei diritti umani da lui presieduta e l’avvocato Greta Barbone, coordinatrice del Programma sulla Giustizia Penale Internazionale di Non c’è Pace Senza Giustizia, che si è soffermata sul lavoro delle organizzazioni internazionali per l’affermazione del diritto umanitario e l’analisi della giustizia di transizione in numerosi contesti geografici come la Siria, Libia, Nigeria e Darfur. La regola fondamentale in un’azione internazionale, ha illustrato la relatrice di Non c’è Pace senza Giustizia, è quella di lavorare nel consegnare alla giustizia i protagonisti e gli autori dei massacri che avvengono nel mondo.
 

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Religious minorities at risk in the Middle East: "Death has become something banal"
European Parliament News, 27 Feb 2015


Religious minorities in the Middle East are increasingly under threat from jihadist groups such as the so-called Islamic State (IS). To call attention to the situation of Christians and other religious minorities in the region, the human rights subcommittee and the EP's Mashreq delegation held a joint hearing on 26 February. "Death has become something banal," warned guest speaker Nawras Sammour, of the Jesuit Refugee Service in Syria, saying the upsurge in radicalism was worrying Christians.
Commmittee chair Elena Valenciano, a Spanish member of the S&D group, was in charge of the hearing. She described freedom of religion and belief as "something humanity has been aspiring to since times immemorial". Polish EPP member Andrzej Grzyb described the scale of the conflict in the Middle East as unimaginable: "The most important thing is to document the events on the ground to prove the scale of the crimes. Otherwise people will not be held accountable." Austrian S&D MEP Josef Weidenholzer brought up the detention of 200 Assyrian Christians in north-eastern Syria: "Do we really want to see this region of the world empty of Christians?" British ECR MEP Charles Tannock warned: "There is a systematic agenda by extremist, Islamist, jihadi groups to have a Middle East and North Africa free of minorities."
Daniel Hoffmann, of Middle East Concern referred to the recent beheading of 21 Egyptian Copts in Libya: "Human rights violations against Christians and other communities did not start with these violent conflicts and will not cease with their ending or with a defeat of groups like Daesh."
William Spencer, representing the Institute for International Law and Human Rights, pointed out that the situation of Iraq's minorities was already precarious before IS started. Alison Smith of the International Criminal Justice Program/No Peace Without Justice, said that crimes in northern Iraq have included the taking of hostages, summary executions, attacks against religious buildings, enslavement, forced conversion, torture and rape. She described the crimes committed by IS as "striking in their scope, brutality, systematic nature, and most of all in the brazenness in which they are carried out".

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Islamic State: Iraq minorities 'threatened with eradication'
BBC News, 27 Feb 2015


Islamic State militants are trying to eradicate Iraqi minority groups from large parts of the country, human rights organisations have warned. A report details summary executions, forced conversions, rape and other abuses suffered by minorities. Such acts are tantamount to war crimes, and in some cases, genocide, it argues.
Focusing on Iraq's Christian, Kaka'i, Shabak, Turkmen and Yazidi populations, the report looks at their plight after the fall of Mosul to IS in June 2014, a key point in the rise of a group that now controls swathes of the country. Minorities were soon targeted, the report details. Christians were told to leave Mosul or face execution. At least 160 Shabak were killed. Others were forced out and left their belongings behind, which turned them "into beggars", one Iraqi MP is quoted as saying.
Elsewhere, after their assault on Sinjar, IS reportedly used Yazidis as human shields. Others were abducted or killed.
Across the country, minorities are facing "a systematic strategy to remove them permanently from large areas of Iraq", the report concludes. "Minorities were first caught by wholesale discrimination and violence well before the arrival of ISIS," said the IILHR director, William Spencer. "Now they face a new threat to their existence from ISIS attacks."
"The research done for this report shows very clearly that IS has committed war crimes, crimes against humanity and possibly even genocide," said Alison Smith from No Peace Without Justice, another of the organisations involved.
The report makes a number of suggestions, including additional help for the large numbers displaced by the conflict, prosecution of crimes by the International Criminal Court, and better planning for the post-IS era.

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Islamic State aims to eradicate Iraq minorities – rights groups
By Kieran Guilbert, REUTERS, 27 Feb 2015


Islamic State militants have abducted, injured and killed thousands of civilians across northern Iraq and uprooted millions from their homes in a bid to eradicate the country’s ethnic and religious minorities, rights groups said on Friday. Several minority communities, including Christians, Yazidis and Turkmen, have been subjected to killings, rape and sexual enslavement, and women and children have been targeted in particular, a report by four human rights organisations said.
Islamic State seized the Iraqi city of Mosul in June last year while sweeping through the north towards Baghdad, meeting virtually no resistance from the army and declaring a caliphate in parts of Iraq and Syria under its control. Around 8,000 civilians were killed and more than 12,000 wounded between June and December 2014, the United Nations said.
Alison Smith, legal counsel of No Peace Without Justice, said Islamic State had committed war crimes, crimes against humanity and possibly even genocide against minorities in northern Iraq.
Iraq’s U.N. ambassador told the U.N. Security Council last week that Islamic State had committed genocide.
Sectarian violence across Iraq has worsened since June last year according to Mark Lattimer, executive director at Minority Rights Group, who said the abduction of thousands of women by Islamic State was “particularly concerning”. “Islamic State have sold Yazidi slaves to families in Mosul, which wasn’t hidden or kept secret,” Lattimer told the Thomson Reuters Foundation. 

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