Parlano le donne tunisine: “Non abbiamo paura del terrorismo”

Parlano le donne tunisine: “Non abbiamo paura del terrorismo”
Sara Ficocelli, Repubblica, 02 Apr 2015


All’indomani del feroce attentato al Museo Bardo, la Tunisia è ancora sconvolta. Ma la società civile non si arrende e grida la propria voglia di cambiare. In prima fila, come spesso accade nelle fasi di cambiamento più delicate, le donne. Ne abbiamo intervistate alcune che vivono nel Paese per capire cosa succede nell’unico Stato che dopo la primavera araba è riuscito a portare avanti la transizione in maniera democratica.
Pochi lo sanno, ma nella società tunisina le donne hanno sempre avuto un ruolo importante e godono di un'emancipazione incomparabile rispetto ad altri Paesi arabi, soprattutto per motivi storici. Testimonianza viva sono gli articoli della Costituzione, che riconoscono alla donna pari opportunità rispetto all'uomo e vedono lo Stato come garante dei diritti acquisiti dalla popolazione femminile, nonché promotore delle misure necessarie a garantire loro l'uguaglianza nelle assemblee elettive e impegnato a eradicare la violenza di genere. “Tuttavia – spiega Greta Barbone di No Peace Without Justice (NPSG - www.npwj.org) - nonostante i progressi sul piano costituzionale, gli anni successivi alla rivoluzione hanno fatto registrare dei passi indietro al Paese sul piano pratico. Le donne al giorno d’oggi subiscono discriminazioni di varia natura e sono vittime di violenza, ma quasi mai questi casi vengono perseguiti dalla giustizia. Talvolta non sono neppure denunciati”.

L’associazione di cui fa parte Greta lavora in Tunisia dal marzo 2011 in collaborazione con l’Al-Kawakibi Democracy Transition Center (KADEM - www.kawakibi.org) per favorire la transizione democratica e la costruzione di un ordinamento dove possa svilupparsi lo Stato di diritto attraverso il rafforzamento della società civile e della giustizia. Ed è proprio l’associazionismo una delle chiavi di volta principali del progresso nel Paese: molte sono, ad esempio, le organizzazioni che operano a favore della tutela dei diritti delle donne, una per tutte l'Association Tunisienne des Femmes Démocrates (femmesdemocrates.org.tn), che tutt’oggi ha un ruolo di rilievo nel Paese. “Non parlerei però del movimento femminile di protesta contro il terrorismo – precisa Barbone -  come qualcosa di diverso rispetto al movimento generale che si è sviluppato nel Paese dopo la caduta del regime di Ben Ali. Le donne, come sempre è accaduto e accade in Tunisia, hanno partecipato e continueranno a partecipare al movimento anti-terrorismo e pro-democrazia insieme agli uomini durante le manifestazioni di piazza e prenderanno parte alle iniziative politiche. Forse è proprio questo il dato più significativo dell'emancipazione femminile in questo Stato: le donne non hanno bisogno di un movimento a parte. Sono alla testa di quello nazionale e partecipano attivamente”.
In Tunisia, diversamente da altri Paesi della regione nordafricana, l'Islam politico non è una realtà storica consolidata e la scelta del Museo Bardo come obiettivo terroristico ha danneggiato un importante settore economico per il Paese, il turismo, che già aveva subito un duro contraccolpo rispetto ai livelli precedenti al 2011. “Si tratta ora di vedere – conclude Barbone - se e quali effetti questo episodio avrà sulla coabitazione tra il partito di maggioranza Nidaa Tunis e gli islamisti di Ennahdha. Governo e opposizione dovranno lavorare insieme per contrastare l'avanzata del terrorismo”.

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