Il ritiro delle accuse contro Kenyatta, segnale della necessità di una ristrutturazione delle indagini della CPI

Bruxelles - Roma - New York, 5 dicembre 2014

 

Oggi la Procuratrice della Corte Penale Internazionale ha ritirato le accuse per crimini contro l’umanità contro il presidente kenyano Uhuru Kenyatta, in relazione alle violenze post-elezioni nel periodo 2007-2008. Questa è una decisione che segue quella presa il 3 dicembre scorso dalla Camera d’Appello, nella quale si chiedeva alla Procura di ritirare le accuse oppure di dichiarare la propria intenzione a proseguire il processo. A partire da marzo di quest’anno, la Procura è andata chiedendo rinvii del caso Kenyatta a causa di mancanza di prove, lamentando la non cooperazione in materia delle autorità del Kenya. Allo stato attuale sono ancora aperte le procedure contro William Ruto, Presidente dei Deputati del Kenya, e Joshua Sang, presentatore radio, per crimini e violenze commessi nel periodo post-elezioni.
 
Dichiarazione di Alison Smith, Consigliere Legale di Non c’è Pace Senza Giustizia:
 

“La cosa migliore che può essere detta a proposito di oggi è che la Procuratrice, se non altro, non ha rimandato l’inevitabile – e che almeno il ritiro delle accuse non implica l’impossibilità di presentarne di nuove in futuro, nel caso in cui la Procura ottenga nuove prove per poterlo fare. Siamo ovviamente delusi, avendo lavorato da vicino fin dal 2008 con la Commissione Nazionale del Kenya per i Diritti Umani per riuscire a raccogliere prove, ma la nostra delusione è nulla se paragonata a quella delle vittime delle violenze.
 
“Questa decisione era nell’aria da un po’, da quando la Procuratrice aveva annunciato, tempo fa, di non avere prove sufficienti per confermare al di là di ogni dubbio la colpevolezza di Kenyatta. Mentre rispettiamo – e condividiamo – le lamentele della Procura a proposito della non cooperazione delle autorità keniane, la mancanza di prove è l’esempio del fallimento della precedente strategia investigativa dell’Ufficio del Procuratore. Le prove sono là fuori, la domanda è perché l’Ufficio non le avesse prima della presentazione delle accuse.
 
“Crediamo che la Procuratrice debba compiere un’attenta analisi delle strategie investigative dell’Ufficio, per evitare che in futuro si presenti nuovamente questo tipo di situazione. La CPI non ha mai mandato investigatori in Kenya quando la situazione lo permetteva: senza una presenza costante è pressoché impossibile costruire la relazione necessaria con i testimoni, indispensabile affinché questo tipo di lavoro possa godere di una buona base, dal momento di contatto iniziale fino ad arrivare al processo. Non c’è Pace Senza Giustizia e il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito accolgono il fatto che il nuovo Piano Strategico affronti questa questione laddove si legge che la Divisione Investigativa aumenterà, “dove possibile”, la sua presenza sul campo. La CPI e gli Stati Parte dovranno fare qualsiasi cosa in loro potere per assicurare che gli investigatori della CPI e tutti i necessari membri dello staff, possano fisicamente trovarsi nel luogo effettivo delle indagini.
 
“L’odierno ritiro delle accuse dimostra altresì che la precedente strategia delle indagini mirate non ha funzionato. In situazioni complesse, come in Kenya – e come in tutte quelle interessate dalle indagini della CPI – vi è la necessità di indagini accurate, sostenute e complete, svolte da professionisti. Questo è l’unico modo affinché la Procura riesca a ottenere prove sufficienti per dimostrare la responsabilità criminale di ogni imputato, laddove non vi sia una valida difesa. Invitiamo gli Stati Parte a valutare questo quando elaboreranno il budget nel corso dell’incontro annuale dell’Assemblea degli Stati Parte, che si terrà la prossima settimana. Il fallimento nel sostenere finanziariamente indagini accurate implicherà risultati devastanti, come quelli a cui assistiamo oggi.
 
“Ma soprattutto I nostri pensieri vanno al popolo del Kenya e alle vittime dei crimini contenuti nel fascicolo contro il Presidente Kenyatta. Sono loro quelli che stanno accusando il colpo della decisione di oggi e dei fallimenti che l’hanno causata. Auspichiamo che la Procuratrice continui le indagini cosicché, un giorno, possa essere fatta giustizia.”

 
 
Per ulteriori informazioni, contattare Alison Smith all’indirizzo mail asmith@npwj.org o al +32-2-548 39 12 oppure Nicola Giovannini all’indirizzo mail ngiovannini@npwj.org o al +32-2-548-3915.