Il 17 Giugno 2014, più di 30 organzizzazioni della società civile (inclusa Non c’é Pace Senza Giustizia) hanno indirizzato una lettera aperta ai Rappresentanti Permanenti del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che richiede espressamente di supportare le raccomandazioni fatte dalla sua Commissione d’Inchiesta e di accertare che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deferisca la situazione alla CPI riguardo ogni risoluzione adottata dalla 26esima Sessione del Consiglio dei diritti umani sulla Siria.

 

Eccellenza,

Le sottoscritte organizzazioni non governative sono profondamente preoccupate dalla inabilità del Consiglio di Sicurezza delle  Nazioni Unite di deferire la situazione in Siria alla Corte Penale Internazionale (CPI). Abbiamo notato con allarme che la risoluzione del 22 Maggio 2014, che avrebbe dovuto deferire la situazione è stata sottoposta al veto di Russia e Cina.

Ci appelliamo a tutti gli stati membri della Commissione per i diritti Umani di appoggiare espressamente la raccomandazione della Commissione di Inchiesta e assicurarsi che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU deferisca la situazione alla CPI in tutte le risoluzioni sulla Siria adottate alla 26esima Sessione del Consiglio delle Nazioni Unite.

Echeggiamo l’affermazione emanata da un gruppo di esperti dei diritti umani dell’ONU il 30 Maggio, enfatizzando che il fallimento nel deferire la situazione alla CPI “lascia la porta aperta a nuove atrocità nella continuazione del conflitto”, e che il ricorso alla CPI sarebbe stato un passo importante per proteggere i civili da ulteriori violazioni. Abbiamo inoltre notato i ripetuti richiami dell’Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillay di deferire la situazione alla CPI.

Un deferimento da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU avrebbe dato giurisdizione alla Corte sui crimini contro l’umanità e i crimini di guerra indipendentemente dalla parte che li ha perpetrati. Almeno 60 paesi da tutte le regioni del mondo erano dalla parte delle vittime supportando il deferimento della situazione in Siria alla CPI. Il 15 Maggio, oltre 100 organizzazioni non governitive da tutto il mondo hanno emesso un appello spingendo il Consiglio di Sicurezza ad approvare la proposta di risoluzione. L’ampio supporto alla risoluzione dai gruppi governamentali e non governamentali riflette la diffusa determinazione di raggiungere la giustizia per gravi crimini in Siria.

Nè le autorità siriane nè i capi dei gruppi armati non statali hanno fatto importanti passi avanti per attribuire le responsabilità per le continue violazioni di diritti umani. L’incapacità di attribuire le responsabilità per queste violazioni ha solamente alimentato maggiori atrocità da tutti i lati. In questo panorama, crediamo che la CPI sia il luogo più adeguato per investigare effettivamente e perseguire le persone responsabili per i più gravi crimini e fare giustizia per le vittime.

Riconosciamo le previgenti risoluzioni del Consiglio per i diritti umani dell’ONU per quanto riguarda la Siria, inclusa la risoluzione A/HRC/25/23 che enfatizza la necessità di utilizzare un “meccanismo appropriato di giustizia penale internazionale” per ottenere la giustizia, la riconciliazione, verità, e far valere la responsabilità per le gravi violazioni dei diritti umani inclusi i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità compiuti nel paese. Ma è arrivato il momento per il Consiglio per i diritti umani di fare un appello alla giustizia e di inviare il chiaro messaggio che la CPI è il meccanismo giudiziario più appropriato per sconfiggere l’impunità in Siria come già affermato dalla commissione d’inchiesta in Febbraio 2013.

Elogiamo la diligenza della Commissione d’inchiesta per aver soddisfacentemente adempiuto al suo ruolo investigativo e ci  raccomandiamo con il Consiglio per i diritti umani che richieda il supporto della Commissione d’Inchiesta per gli sforzi di attribuire le responsabilità in Siria considerando la possibilità di diffondere l’informazione sugli individui che potrebbero essere considerati responsabili per crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Vi ringraziamo per l’attenzione,

 

  1. Act for Peace (Australia)
  2. Action by Christians for the Abolition of Torture – ACAT
  3. Asia Pacific Centre for the Responsibility to Protect
  4. Benin Coalition for the International Criminal Court
  5. Cairo Institute for Human Rights Studies
  6. Centre for Accountability and Rule of Law (Sierra Leone)
  7. Coalition Burundaise pour la Cour Penale Internationale (Burundi)
  8. Coalition Ivoirienne pour la CPI (Côte d’Ivoire)
  9. Community Empowerment for Progress Organization – CEPO (South Sudan, Juba)
  10. Conectas Direitos Humanos
  11. Congress of National Minorities of Ukraine
  12. Dawlaty Foundation (Syria)
  13. Egyptian Initiative for Personal Rights – EIPR
  14. Euro-Mediterranean Human Rights Network
  15. Genocide Alert (Germany)
  16. Global Centre for the Responsibility to Protect
  17. Human Rights Watch
  18. Igarape Institute (Brazil)
  19. International Federation for Human Rights
  20. International Service for Human Rights
  21. Jacob Blaustein Institute for the Advancement of Human Rights
  22. No Peace Without Justice / Non c’é Pace Senza Giustizia
  23. Pakistan Body Count
  24. Parliamentarians for Global Action – PGA
  25. PAX (The Netherlands)
  26. Peruvian Forensic Anthropology Team – EPAF
  27. Scientific Association of Young Political Scientists (Greece)
  28. Southern Africa Litigation Centre
  29. Syrian Network for Human Rights
  30. Syrian Nonviolence Movement
  31. Vision GRAM (International, Canada, Democratic Republic of Congo)
  32. Wake Up Genève for Syria
  33. West African Bar Association
  34. World Federalist Movement (Canada)
  35. Zarga Organization for Rural Development (Sudan)